|
home page
autori di riferimento
massimario del pensiero
conservatore
il manifesto
i percorsi formativi
la
biblioteca
il
conservatorismo nel mondo
la rivista
documenti d'interesse
case
editrici
collegamenti
comitato di direzione
@
Manifesto delle identità
e delle tradizioni
1.Patria
intesa come Terra dei Padri.
2. Le origini valgono più
dell’originalità.
3. Più dei tempi contano i
luoghi.
4. Elogio delle benefiche
disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.
5. Concretezza delle tradizioni anziché
astrattezza delle utopie.
6. La realtà produce la norma.
7. Identità intese come
ricchezza e non limite per la persona.
8. Orgoglio nazionale,
regionale, civico e familiare.
9. La politica prima
dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi
entusiasmi.
www.marascio.it
www.diramm.it
| |
| nome |
Giovannino |
| cognome |
Guareschi |
| periodo |
1908-1968 |
| opera
principale |
Mondo piccolo |
| regione |
Italia-emilia e milano |
Massime di guareschi
Giovannino Guareschi
L’Italia ferita,
devastata, avvelenata dagli odi e dai rancori dell’immediato Dopoguerra trovò
ben presto le risorse
morali per reagire agli orrori del conflitto. Era l’Italia profonda, contadina,
solidale, ancora (per poco) radicata sul solido ceppo secolare del
cattolicesimo. L’Italia del buonsenso che ne aveva avuto abbastanza di labori,
di romanità posticcia, così come del vecchio notabilato liberale e
risorgimentale, e che guardava con preoccupazione ai nuovi furori rivoluzionari,
alle bandiere rosse che sventolavano nelle piazze promettendo una “nuova
primavera”, ovvero l’ennesimo bagno di sangue con cui “rigenerare” il Paese.
Tra la via Emilia e
il Messico
Questa Italia trovò il suo paladino e il suo cantore in un giornalista poco meno
che quarantenne, reduce dal campo di prigionia, che si rivelò ben presto uno dei
più grandi scrittori del Novecento. Era il dicembre del 1946. Allo scoccare del
suo primo anno di vita, la pugnace rivista “Il Candido” vedeva nascere sulle sue
pagine un nuovo personaggio, ad opera del suo vulcanico direttore, Giovannino
Guareschi. Lo scrittore parmense, oltre che a dirigere il settimanale
coordinando un gruppo di spiriti ribelli e anticonformisti, firmava
personalmente alcune seguitissime rubriche: “Lettere al postero”, “Ieri-oggi”
(con Mosca), “Giro d’Italia”. Quest’ultima, attraverso il linguaggio umoristico
e scanzonata, era in realtà una autentica cronaca “alternativa” degli
avvenimenti del Paese: qui venivano denunciate le soperchierie della
Ricostruzione, dell’Epurazione: qui nacquero quelle definizioni che sarebbero
diventate famosissime, come quella di “trinariciuto”, riferita ai comunisti (ma
non solo) forniti di una terza narice dalla quale lasciare effluire la materia
grigia. In queste pagine venivano denunciati gli omicidi che insanguinavano, a
dispetto di tutta la retorica sulla pacificazione nazionale, vaste zone della
Penisola, in particolare quell’Emilia Romagna che Guareschi soprannominò “il
Messico d’Italia”, memore dello spaventoso genocidio che era stato perpetrato
dal 1926 al 1929 contro i cattolici messicani (i “Cristeros”). In soli dodici
mesi “Il Candido” aveva avuto modo di conquistare l’attenzione e l’affetto di
migliaia di lettori, di diventare un punto di riferimento per tutti coloro che
non avevano alcuna intenzione di versare il cervello all’ammasso delle nuove
parole d’ordine, dei nuovi protagonisti della vita politica italiana. Il
settimanale, grazie soprattutto alla fantasia,
alla creatività e
alla determinazione di Guareschi, ebbe un ruolo decisivo nel determinare la
sconfitta del Fronte Social-comunista il 18 aprile del 1948, ma in seguito non
risparmiò certo i suoi strali anche alle forze moderate, ai leader come De
Gasperi di cui Guareschi intuì fin da subito l’ambiguità e l’opportunismo: lo
scrittore parmense amava appassionatamente l’Italia, per essa aveva lavorato in
tempo di pace e sofferto in tempo di guerra, finendo internato in un lager
nazista per la sua caparbia ostinazione a voler servire un solo Paese e una sola
bandiera. Quell’Italia, in effetti tanto diversa da quella attuale, ma con tante
sorprendenti analogie, in particolare per quanto riguarda vizi e meschinità, non
si poteva tuttavia raccontare in semplici articoli, contenere in poche battute.
Un Mondo Piccolo di
uomini
Guareschi percepiva il respiro profondo ed epico della terra e degli uomini,
delle vicende storiche piccole e grandi - dalla Guerra Fredda alla bega di
paese, da Stalin alla vecchia maestra. Il giornalista, il polemista brillante e
bruciante lasciò il posto al grande narratore. Nacque così Mondo Piccolo, il
teatro sfondo delle imprese di don Camillo e Peppone, piccolo specchio in cui si
riflettono i tormenti umani, le torbide storie narrate da tempo immemorabile nei
casolari, i drammi e le sofferenze della guerra e l’ancor più cruda guerra
civile. Guareschi incominciò a raccontare, in quel dicembre del 1946, e in don
Camillo e il suo Cristo, in Peppone e nei compagni della Sezione, trasfuse tutta
la sapienza della sua antica arte di bardo, illuminata da una filosofia del buon
senso e da una teologia della speranza, espressione di un profondo senso
religioso che non diventò mai clericalismo e che pure a tanti clericali spiacque
non poco. Alle critiche (con termine eufemistico) che da sempre gli giungevano
da parte dei comunisti si aggiunsero le prese di distanza dei moderati: perché
il “cattivo prete” don Camillo se la intendeva col “bolscevico” Peppone? Il
presunto anticomunista Guareschi propugnava forse un abbraccio coi comunisti?
Con chi stavano realmente il Candido e il suo direttore? Guareschi ebbe modo di
esplicitare chiaramente il suo pensiero in un editoriale del 7 dicembre 1947:
“Noi non apparteniamo a nessun ismo. Abbiamo un’idea, sì, ma non finisce in
-ismo. La cosa è molto semplice: per noi esistono al mondo due idee in lotta:
l’idea cristiana e l’idea anticristiana. Noi siamo per l’idea cristiana e siamo
perciò con tutti coloro che la perseguono e soltanto fino a quando la
perseguono. Quando, a nostro modesto avviso, qualcuno si distacca da questo
principio, chiunque sia (fosse anche il nostro parroco) noi diventiamo
automaticamente suoi avversari. Siamo contro ogni forma di violenza, e perciò
non possiamo ammettere nessuna guerra santa. Per noi la guerra è sempre un
delitto da qualunque parte venga dichiarata. La nostra strada è dritta e su di
essa camminiamo tranquilli. Alla fine, magari, ci troveremo con sei lettori in
tutto”.
Reazionario
anticonformista
Così era Guareschi, e così dava vita ai suoi personaggi di Mondo Piccolo, che
conobbero ben più di sei lettori, a ragione di quelle storie intense, vere,
grondanti umanità concreta, umorale, pulsante. Guareschi dovette subire fino
alla morte l’ostracismo della critica “ufficiale”, della cultura progressista.
“Un uomo di difficili costumi”: di se stesso aveva dato questa appropriatissima
definizione. Un uomo cioè di forte moralità, intransigente, ma - è quasi
superfluo dirlo - di una moralità che nulla ha a che fare con la rigidità
puritana, in quanto ricca della misericordia. Questa virtù Guareschi la coltiva
in tutti i suoi anni e in tutte le circostanze: dal lager di Hitler alla galera
di De Gasperi. Mai lo scrittore fece trapelare la minima parvenza di odio, di
rancore, di rabbia. Al più provava e manifestava sacrosanta indignazione nel
vedere offesa la giustizia. Quella misericordia che non è mai negata a nessuno
dei numerosi episodi di Mondo Piccolo, sia che venga manifestata dal Crocifisso,
sia che venga praticata - ringhiando a denti stretti - dal sindaco e dal
parroco, fu dunque la matrice delle profonde virtù di Guareschi. La sua sfida
beffarda e insieme carica di bontà rivolta ai conformismi di ogni genere è ben
riassunta nelle parole che seguono, apparse sul numero di Candido del 25 maggio
1946: “Proprio così, postero diretto, quando vedrai sulla terra che coprirà lo
chassis di tuo padre il marmo recante inciso ‘Fu un uomo probo’ cancella e
scrivi ‘Fu un reazionario’. Non lasciare che si calunni la memoria di tuo
padre”.
Tratto da : Paolo
Gulisano, "Candido. Non con le mani pulite!", in TEMPI, n. 34 del 15 settembre
1999.
| |
a
Stefano
Staiano
Gli autori
Belloc
Burke
Corrêa de Oliveira
de
Bonald
de
Maistre
de Tejada
del noce
de'Sivo
Donoso Cortés
Chateaubriand
Chesterton
Goldwater
Gomez Davila
Guareschi
Kirk
Lanteri
Leopardi
Longanesi
Prezzolini
Principe di Canosa
Rosmini
Solaro della Margarita
Taparelli D'Azeglio
Thibon
Eliot
Tolkien
MASSIMARIO
DEL PENSIERO
CONSERVATORE
Identità occidentale
ISLAM:
UN
TOTALITARISMO RELIGIOSO.
L'anima della
politica
LA VERA DESTRA
GLI EDITORI
la destra nel mondo
DOCUMENTI
La destra e
la tentazione dell’oriente.
Manifesto delle identità e delle tradizioni
|