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2. Le origini valgono più
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luoghi.
4. Elogio delle benefiche
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5. Concretezza delle tradizioni anziché
astrattezza delle utopie.
6. La realtà produce la norma.
7. Identità intese come
ricchezza e non limite per la persona.
8. Orgoglio nazionale,
regionale, civico e familiare.
9. La politica prima
dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi
entusiasmi.
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www.diramm.it
| |
| nome |
Russel amos |
| cognome |
Kirk |
| periodo |
1919-1994 |
| opera
principale |
The conservative mind |
| regione |
Stati Uniti |
massime di Kirk
Russell Amos Kirk
1. Dall’agnosticismo al diritto naturale
Russell Amos Kirk nasce a Plymouth, nello Stato del Michigan, nel Settentrione
degli Stati Uniti d’America, il 19 ottobre 1918, da una famiglia di origini
puritane i cui antenati provenivano dalla Scozia. Privo in gioventù di una
religiosità positiva, nell’ambiente familiare viene educato a una moralità
naturale, tipica della provincia nordamericana. Dal 1936 al 1940 frequenta il
Michigan State College of Agriculture and Applied Science di East Lansing,
diplomandosi in Storia. Dal 1940 al 1941 studia alla Duke University, di Durham,
nel North Carolina, conseguendo il titolo di master of Arts sempre in Storia. La
tesi dedicata allo "statista-piantatore" della Virginia John Randolph
(1773-1833) viene pubblicata nel 1951 con il titolo Randolph of Roanoke: A Study
in Conservative Thought: è la prima opera di Kirk. Nel dicembre del 1941 entra
nell’esercito e presta servizio militare fino al 1945. Nel desolato deserto di
sale dello Stato dello Utah, dov’è dislocato, si dedica allo studio della
filosofia stoica classica. Kirk affina così la propria sensibilità
conservatrice, abbandonando le prime infatuazioni libertarian e conquistando un
concetto di libertà inteso soprattutto in senso morale, come trionfo sulle
passioni disordinate. Così passa a concepire anche l’ordine e l’autorità come
condizioni dell’autentica libertà personale.
2. Al cuore della rinascita conservatrice statunitense
Lo studioso si dedica quindi all’attività della ricerca e della produzione
culturali — si definisce un "uomo di lettere" indipendente —, divenendo ben
presto uno degli autori più influenti e rispettati della cultura
antiprogressista nordamericana. Dopo una disputa con i colleghi sugli standard
accademici lascia l’incarico di assistente alla cattedra di storia della Civiltà
al Michigan State College, ricoperto dal 1946 al 1953. Dal 1948 al 1952 studia
per il dottorato in lettere presso l’antica università scozzese di St. Andrews,
che, nel 1954, farà oggetto di un’opera. Pubblicata in versione rielaborata nel
1953, la tesi, The Conservative Mind: From Burke to Santayana — poi From Burke
to Eliot — diviene un testo fondamentale della rinascita culturale conservatrice
angloamericana.
Nel villaggio dei taglialegna di Mecosta, fondato da un suo avo nel Michigan
centrale, Kirk abita la casa dei bisnonni e trasforma un vecchio edificio in una
biblioteca ricchissima: Piety Hill diviene così meta di studenti e di studiosi,
nonché sede di seminari residenziali. Rifuggendo il mondo caotico delle grandi
città industriali per "tornare alle radici" — familiari e culturali —, lo
studioso costruisce una comunità umana stabile — alternativa alla "mobilità"
tipica di parte della società nordamericana —, il cui perno è la sua famiglia:
nel 1964 sposa Annette Yvonne Cecile Courtemanche — attiva nel mondo cattolico e
conservatore della Costa Orientale, che nel 1981 è nominata alla National
Commission on Excellence in Education dal presidente Ronald Wilson Reagan —,
dalla quale ha quattro figlie. Conoscenti, "spiriti magni" del conservatorismo
angloamericano, visitatori europei o profughi di diversi paesi — dal Vietnam
all’Etiopia dei regimi socialcomunisti — e pure un vagabondo trovano ospitalità
presso i Kirk, spesso per anni.
3. Conversione al cattolicesimo e riscoperta di Edmund Burke
Il 1964 è anche l’anno del battesimo e dell’ingresso nella Chiesa cattolica.
Sempre estraneo a tematiche professioni di ateismo, anche se in scritti
giovanili la difesa del patrimonio culturale e spirituale dell’Occidente si
alterna a critiche al cristianesimo — evidentemente contraddittorie —, lo
studioso esce progressivamente da questa confusione grazie allo studio ma,
soprattutto, alla frequentazione di persone e di personalità che ne influenzano
la ricerca spirituale fino a determinarne la conversione.
Nel panorama assolutamente non monolitico del conservatorismo statunitense — più
un network che una "scuola" —, Kirk diviene uno degli interpreti più coscienti,
seri e fecondi del filone definito "tradizionalista", e fra i "tradizionalisti"
enfatizza particolarmente il pensiero di Edmund Burke (1729-1797), primo critico
della Rivoluzione francese, fondatore del conservatorismo anglosassone, nonché
difensore della "libertà ordinata", della Cristianità e del diritto naturale
secondo la concezione classica e cristiana. In The Conservative Mind Kirk
descrive la bisecolare eredità filosofica burkeana presente nel mondo
anglosassone e la propone al rinascente, ma acerbo, mondo della destra
nordamericana contemporanea in un momento in cui molti sanno cosa non volere —
il radicalismo, il progressismo e le ideologie di sinistra —, ma pochi
possiedono una visione del mondo organicamente e positivamente alternativa. La
rinascita burkeana degli anni 1950 — la riscoperta del diritto naturale e
l’opposizione cosciente al relativismo, all’ideologismo e alle ideocrazie frutto
del 1789 "francese" — ha in Kirk un protagonista e un promotore. E Burke —
emblema di un patrimonio culturale e religioso plurisecolare — ricompone in
un’unità le sparse membra della destra statunitense favorendo l’elaborazione di
un pensiero contemporaneo non moderno.
Se il movimento conservatore nordamericano contemporaneo non coincide
perfettamente con l’opera kirkiana, ne viene però animato in maniera intensa e
duratura: lo testimoniano le trenta opere pubblicate in vita; le centinaia di
saggi, di articoli e di recensioni; nonché le decine di simposi e di conferenze
non solo in ambito anglosassone — Kirk è più volte anche in Italia —, come le
serie svolte presso The Heritage Foundation di Washington e poi raccolte in The
Politics of Prudence del 1993 e in Redeeming the Time, uscito postumo nel 1996.
4. Il "conservatorismo tradizionalista"
Lo studioso si occupa di storia, di critica sociale, di letteratura e di
filosofia politica, ma pubblica anche racconti surreali, ghost story, favole e
thriller più o meno "metafisici", nonché storie nate da esperienze di viaggio in
America, in Europa e in Africa. Ma, pur intervenendo su diversi aspetti del
dibattito culturale del suo paese, la produzione kirkiana si caratterizza come
una ricerca nella storia delle idee nella prospettiva delle "realtà permanenti",
formula con cui il poeta anglicano angloamericano Thomas Stearns Eliot
(1888-1965) — amico e maestro di Kirk — indica la Philosophia perennis, i
Novissimi e la Verità incarnata in Cristo. A Program for Conservatives, del
1954; Beyond the Dreams of Avarice: Essays of a Social Critic, del 1956; The
Intemperate Professor, and Other Cultural Splenetics, del 1965; ed Enemies of
the Permanent Things: Observations of Abnormity in Literature and Politics, del
1969, sono opere importantissime. Edmund Burke: A Genius Reconsidered, del 1967,
ed Eliot and His Age: T. S. Eliot’s Moral Imagination in the Twentieth Century,
del 1971, si pongono come le biografie intellettuali "dell’alfa e dell’omega"
della forma mentis conservatrice, che lo studioso nordamericano insegue e
descrive lungo le due sponde atlantiche del mondo culturale anglosassone. Le
radici dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo,
del 1974 — l’unica opera tradotta in italiano —, The Conservative Constitution,
del 1990, e America’s British Culture, del 1993, dipingono un grandioso affresco
delle origini prossime e remote della nazione americana nonché della sua
cultura, secondo linee interpretative del tutto antitetiche rispetto a quelle
correnti, marcate da preconcetti illuministici e progressisti. E in queste opere
trova adeguata illustrazione la Grande Tradizione occidentale — il patrimonio
giuridico, letterario, metafisico e filosofico-politico classico, il monoteismo
ebraico e il cristianesimo — che, già cuore dell’approccio burkeano alla storia,
anima il "tradizionalismo" conservatore anglosassone.
Negli stessi volumi, inoltre, Kirk offre elementi di ricostruzione storica e di
valutazione delle differenze fra la Guerra d’Indipendenza nordamericana
(1775-1782) — erroneamente indicata nel linguaggio corrente come "Rivoluzione
americana" — e — secondo l’espressione di Burke — la "Rivoluzione in Francia",
la Rivoluzione del 1789, descrivendo la prima come sostanzialmente conservatrice
e non animata dallo spirito anticristiano e sovversivo che, invece, caratterizza
la seconda.
Contro le pedagogie progressiste Kirk scrive Academic Freedom: An Essay in
Definition, del 1955, e Decadence and Renewal in Higher Learning: An Episodic
History of American University and College since 1953, del 1978. Del 1989 è il
manuale scolastico Economics: Work and Prosperity.
Collaboratore di periodici americani ed esteri, sul quindicinale National Review
— dal primo numero nel novembre del 1955 fino al dicembre del 1980 — tiene la
rubrica From the Academy, dedicata all’educazione. Nel 1957 fonda il trimestrale
Modern Age — oggi il più importante periodico del conservatorismo culturale
nordamericano —, cedendone ad altri la direzione due anni dopo; nel 1960 assume
la direzione della fondazione The Educational Reviewer e in questa veste fonda e
dirige il trimestrale The University Bookman, oggi diretto dalla moglie e dal
genero Jeffrey O. Nelson; e dal 1962 al 1976 firma la rubrica periodica To the
Point.
Dal 1988 dirige la collana The Library of Conservative Thought dell’editore
Transaction, di New Brunswick nel New Jersey, pubblicando molti volumi di autori
classici e opere nuove.
Senza mai assumere cariche politiche ufficiali, sostiene le candidature
presidenziali di Robert A. Taft (1889-1953) — nel 1967 firma, con James
McClellan, The Political Principles of Robert A. Taft —, di Barry M. Goldwater e
di Reagan; è consigliere episodico di diversi presidenti statunitensi; e nel
1992 è presidente onorario della campagna elettorale di Patrick J. Buchanan —
che esplicitamente si richiama alla dottrina sociale della Chiesa cattolica —
per le elezioni primarie dello Stato del Michigan.
Kirk muore il 29 aprile 1994, indirizzando uno dei suoi ultimi pensieri a Papa
Giovanni Paolo II. Da allora la sua eredità culturale viene coordinata da The
Russell Kirk Center for Cultural Renewal, diretto dalla moglie Annette. Nel 1995
esce l’autobiografia postuma The Sword of Imagination: Memoirs of a Half-Century
of Literary Conflict; le sue opere principali sono continuamente in edizione.
5. Un maestro
Interprete maggiore della tradizione anglosassone anti-illuministica e
antiprogressista, lo studioso statunitense ha cercato di vivere in prima persona
le idee e i princìpi d’ordine, di continuità e di devozione verso il passato per
la costruzione di un futuro non utopistico, ma davvero a misura di uomo e
possibilmente secondo il piano di Dio, la cui apologia trova spazio nelle tante
pagine che egli ha vergato nel corso dei decenni. Ha cioè praticato quel
conservatorismo tradizionalista di cui egli stesso è divenuto l’emblema,
vivendolo oltre che scrivendone e inseguendone appassionatamente e
minuziosamente tratti e tracce presso mille personaggi e in momenti storici
diversi: questo è il lascito più significativo di Kirk, un uomo che — come
pochi, anche fra i "buoni autori" — ha cercato innanzitutto di ridurre al minimo
lo iato fra vita, cultura e — una volta avutala in dono — fede.
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Per approfondire: dell’autore in italiano vedi l’opuscolo Stati Uniti e Francia:
due rivoluzioni a confronto, trad. it., a mia cura e con un’introduzione di
Mario Marcolla, Edizioni Centro Grafico Stampa, Bergamo 1995, e Le radici
dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo, con un
epilogo di Frank Shakespeare Jr., trad. it., a cura e con introduzione mie,
Mondadori, Milano 1996; nonché le interviste Le due anime dell’America, a cura
di Marco Invernizzi, in Cristianità, anno XVII, n. 170, giugno 1989, pp. 9-11;
Il pensiero conservatore americano, a mia cura, in Studi cattolici, anno XXXV,
n. 368, ottobre 1991, pp. 699-702; e Dove vanno gli Stati Uniti? La politica
estera nordamericana e il "Nuovo Ordine Mondiale", a mia cura, in Cristianità,
anno XIX, n. 195-196, luglio-agosto 1991, pp. 12-16. Vedi elementi critici e
interpretativi nel mio La figura e il pensiero di Russell Kirk, in AA. VV., "A
voi il tempo, a noi l’eternità". Letterati e pensatori della controrivoluzione.
Atti del Convegno Tradizionalista di Civitella del Tronto 1997,
Controrivoluzione, Borgo San Lorenzo (Firenze) 1997, pp. 98-116.
Tratto da : Marco
Respinti, in "Voci per un Dizionario del Pensiero Forte"
(www.alleanzacattolica.org)
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