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8. Orgoglio nazionale,
regionale, civico e familiare.
9. La politica prima
dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi
entusiasmi.
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| |
| nome |
Plinio |
| cognome |
Corrèa de Oliveira |
| periodo |
1908-1995 |
| opera
principale |
Rivoluzione e
controrivoluzione |
| regione |
Brasile |
massime di Corrèa de Oliveira
Plinio Corrêa de Oliveira
1. Una vita per la Chiesa e la civiltà cristiana
Plinio Corrêa de Oliveira nasce a San Paolo, in Brasile, il 13 dicembre 1908, da
genitori appartenenti a famiglie dell'aristocrazia - la madre Lucilia
(1876-1968), una Ribeiro dos Santos, "paulisti di quattrocento anni", è morta in
concetto di santità -; compie gli studi secondari presso i padri gesuiti, e si
forma nella facoltà di Giurisprudenza della metropoli. Iniziata la carriera
professionale e pubblica, si qualifica come il maggior leader della gioventù
cattolica di San Paolo. A ventiquattro anni viene eletto, nella lista della Lega
Elettorale Cattolica, all'Assemblea Costituente, nella quale è il deputato più
giovane e più votato di tutto il paese. Poco dopo viene chiamato alla cattedra
di Storia della Civiltà nel collegio universitario annesso alla facoltà di
Giurisprudenza; quindi, diventa titolare di Storia Moderna e Contemporanea nella
facoltà di Filosofia, Scienze e Lettere São Bento, e nella facoltà Sedes
Sapientiae, poi integrate nella Pontificia Università Cattolica di San Paolo. È
uno dei fondatori dell'Azione Cattolica paulista, quindi primo presidente della
sua giunta arcidiocesana.
Pensatore, oratore, conferenziere e giornalista, attratto fin da giovane
dall'analisi della crisi contemporanea, della sua genesi e delle sue
conseguenze, è autore di studî di carattere sociologico e storico, sempre
sollecitati da situazioni della vita della Chiesa e del mondo cattolico, nonché
da frangenti del mondo religioso e sociopolitico internazionale o iberoamericano.
Cattolico convinto e militante, la sua parola e la sua penna sono sempre state
al servizio della Chiesa e della civiltà cristiana.
Nel 1960 fonda la Sociedade Brasileira de Defesa da Tradição, Família e
Propriedade, la TFP brasiliana, da allora dedicandosi completamente alla
funzione di presidente di questa associazione. Il legato di tale attività è
costituito da oltre ventimila registrazioni di conferenze, di riunioni di
formazione e d'interventi in commissioni di studio. Associazioni simili alla TFP
brasiliana, ispirate al suo pensiero ma giuridicamente indipendenti, sono nate
non solo nelle Americhe, ma in tutti i continenti. Delle diverse TFP ha
orientato di persona l'elaborazione di molti degli oltre cento volumi da esse
pubblicati.
Corrêa de Oliveira giornalista lascia oltre duemilacinquecento articoli e
manifesti. Direttore - dal 1935 al 1947 - del settimanale Legionário, organo
della Congregazione Mariana di Santa Cecilia, poi organo ufficioso
dell'arcidiocesi di San Paolo, dal 1951 al 1995 collabora al mensile di cultura
Catolicismo, edito a Campos, nello Stato di Rio de Janeiro; quindi, dal 1968 al
1993, a quotidiani brasiliani, soprattutto - con articoli settimanali - alla
Folha de S. Paulo. I suoi scritti, sia volumi che articoli, sono stati spesso
tradotti nelle più diverse lingue, compreso il vietnamita, e hanno talora
raggiunto tirature straordinarie.
Il 1° febbraio 1975, di fronte alla sempre più difficile situazione della Chiesa
cattolica, quindi del mondo cattolico, nel corso di una riunione della TFP
brasiliana, si offre come vittima espiatoria, e trentasei ore dopo resta
gravemente ferito in un incidente stradale, le cui conseguenze lo hanno
accompagnato fino alla morte. Questa lo coglie il 3 ottobre 1995 nella sua città
natale, confortato dai sacramenti della Chiesa cattolica, dopo aver ricevuto la
benedizione pontificia, e in odore di santità.
2. Il pensiero: "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione"
Il pensiero e l'azione di Corrêa de Oliveira prendono l'avvio e ruotano attorno
a un giudizio storico: è esistita una civiltà cristiana occidentale, animata
dalla Chiesa cattolica, frutto dell'inculturazione della fede in Occidente. Di
tale civiltà cristiana è in via di realizzazione il processo di distruzione, la
Rivoluzione, una dinamica storica in quattro fasi: la prima religiosa, la
Riforma protestante, preceduta e accompagnata da una rivoluzione culturale,
rappresentata dall'Umanesimo e dal Rinascimento; la seconda politica, la
Rivoluzione francese; la terza sociale, la Rivoluzione comunista; e, infine, la
quarta, la rivoluzione culturale iniziata con il Sessantotto francese.
Consapevole del fatto che un processo di tanta profondità, di tale portata e di
così lunga durata non può svilupparsi senza abbracciare tutte le attività
dell'uomo, come per esempio la cultura, l'arte, le leggi, i costumi e le
istituzioni, il pensatore brasiliano, limitandosi a un filone di questo vasto
argomento, ne traccia in modo sommario i contorni e ne descrive in forma di tesi
- che talora divengono aforismi, massime - le grandi linee, non solo storiche,
ma soprattutto strutturali, in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, del 1959, uno
studio accresciuto nel 1977 di una nuova parte. "Rivoluzione e
Contro-Rivoluzione - afferma il canonista claretiano argentino Anastasio
Gutiérrez Poza in un apprezzamento espresso nel 1993 - è un'opera magistrale, i
cui insegnamenti dovrebbero essere diffusi fino a farli penetrare nella
coscienza di tutti quanti si sentano autenticamente cattolici, direi di più, di
tutti gli uomini di buona volontà": "Insomma - afferma lo stesso religioso -,
oserei dire che è un'opera profetica nel senso migliore del termine; ancora di
più, che il suo contenuto dovrebbe essere insegnato negli istituti superiori
della Chiesa, affinché almeno le classi di élite prendano coscienza chiara di
una realtà schiacciante, della quale - credo - non si abbia chiara coscienza".
La descrizione della Rivoluzione nella prima parte di Rivoluzione e
Contro-Rivoluzione in un certo senso suggerisce simmetricamente, sempre per
sommi capi, le grandi linee dell'azione per contrastarla, della
Contro-Rivoluzione, il cui ideale consiste - come scrive l'autore - "[...] nel
restaurare e nel promuovere la cultura e la civiltà cattolica", e che viene
illustrata nella seconda parte dello stesso studio.
Così, di fatto, la prospettiva esposta in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, con
le sue implicazioni teologiche e morali, rende ragione di tutto l'operato, in
pensieri e in opere, del pensatore brasiliano. Così è per il primo volume, Em
Defesa da Ação Católica, del 1943, in cui egli denuncia l'attacco alla Chiesa
cattolica da parte del progressismo allora incipiente; così è per l'ultima
fatica, Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al
Patriziato e alla Nobiltà romana, del 1993, in cui, negli spazi lasciati aperti
dall'abbandono della mitologia socialcomunista dopo il 1989, suggerisce una
rinnovata attenzione verso quanto rimane della nobiltà europea e non europea, e
di ogni élite tradizionale a essa analoga, che invita - con parole di Papa Pio
XII (1939-1958) del 1947 - a non accontentarsi "[...] di restare ritto,
impassibile, in mezzo alle rovine", ma di cui auspica un ricupero all'impegno
sociale attivo; comunque convinto della parte preponderante delle élite nella
storia, descrive i caratteri strutturali di questa categoria sociale,
caratterizzata da una sorta di sacerdozio, il "sacerdozio della nobiltà",
secondo una lapidaria definizione di Papa Benedetto XV (1914-1922) del 1920. E
merita di essere segnalato il fatto che le date di pubblicazione della due opere
citate definiscono esattamente un cinquantennio, un tempo non comune di attività
intellettuale all'interno degli altrettanto non comuni sessantasette anni di
militanza cattolica sugli ottantasette di vita.
Sulla base della prospettiva sintetizzata in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione si
spiegano anche la denuncia franca, da parte di Corrêa de Oliveira, di ogni
cedimento alla Rivoluzione a opera di uomini di Chiesa, pure costituiti in
autorità; e la sua opposizione frontale a ogni cosiddetta "riforma di struttura"
del tessuto sociale in specie brasiliano e in genere iberoamericano, legato al
settore economico primario e al suo sfruttamento privato, quando e nella misura
in cui si tratti di "riforma" che intacchi di fatto le basi di tale tessuto,
costituite dall'iniziativa e dalla responsabilità personali nonché dall'istituto
della famiglia.
3. L'opera: le Società di Difesa di Tradizione Famiglia e Proprietà
Fra le opere di Corrêa de Oliveira emerge la fondazione - con il conseguente
esercizio della paternità - della famiglia spirituale delle TFP, associazioni
civiche d'ispirazione cattolica che richiamano nella propria denominazione un
carattere fondamentale della vita sociale, la tradizione, e due istituti
ugualmente fondamentali di essa, la famiglia e la proprietà privata; e che, con
mezzi pacifici e legali, promuovono tali valori nell'opinione pubblica e
combattono la rivoluzione culturale che mira a scalzarli. Si tratta di una
famiglia spirituale costituita - il giudizio, del 1995, è del teologo domenicano
spagnolo Antonio Royo Marín - da "[...] cattolici praticanti in grado
superlativo. Con Messa, Comunione quotidiana, recita integrale dei quindici
misteri del rosario e altre pratiche di pietà, tutte tradizionali e di uso
comune nella santa Chiesa cattolica. Non praticano nessuna cerimonia inconsueta
od obsoleta, tutte sono caratterizzate dal più autentico spirito cattolico,
apostolico, romano. Hanno una grande venerazione per il Romano Pontefice [...].
La loro devozione alla Vergine Maria è sviscerata e sono convinti che, infine,
trionferà nel mondo intero il suo Cuore Immacolato, come ha promesso a Fatima".
4. Contro la Rivoluzione nel secolo XX
Tanto nelle opere - soprattutto in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il testo di
base delle TFP, cui fornisce i fondamenti di dottrina e di teoria dell'azione -
quanto nell'opera di Corrêa de Oliveira emerge la rilevanza specifica, nella sua
formazione, della "meditazione di due bandiere" - "l'una di Cristo, sommo
capitano e Signore nostro, l'altra di Lucifero, mortale nemico della nostra
umana natura" -, proposta da sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) nella seconda
settimana dei suoi Esercizi Spirituali, nonché degli scritti di san Luigi Maria
Grignion di Montfort (1673-1716) e di monsignor Henri Delassus (1836-1921). Il
santo missionario della Vandea e autore del Trattato della vera devozione a
Maria gli fornisce, con una marcata accentuazione mariana, sia il quadro di
fondo teologico per un'ascesi individuale come quella ignaziana che una teologia
della storia in cui inserire l'espressione sociale di tale ascesi, l'ascesi
sociale, cioè l'apostolato contro-rivoluzionario mirante alla restaurazione di
una civiltà cristiana, di una Cristianità. Dal canto suo, l'ecclesiastico
francese lo collega al pensiero di quanti hanno subito reagito alla Rivoluzione
dell'Ottantanove, cioè ai reazionari della prima ora, in quanto monsignor
Delassus è protagonista della transizione dalla "patristica" alla "scolastica"
contro-rivoluzionarie, cioè alla scuola di pensiero e d'azione della
Contro-Rivoluzione cattolica nel secolo XX.
Di questa scuola il pensatore brasiliano è figura eminente e in essa si
distingue soprattutto perché sottolinea l'importanza dei fattori "passionali",
delle tendenze, e di costume nel processo rivoluzionario e la loro influenza
sugli aspetti strettamente ideologici di esso, convinto si tratti di elementi
che, se trascurati, comportano una visione incompleta della Rivoluzione e la
conseguente adozione di metodi contro-rivoluzionari inadeguati. Inoltre, in
conformità con un tratto rilevante di questa scuola, costanti sono in lui
l'attenzione e il riferimento autoritativo al Magistero pontificio, che si è
venuto sviluppando in modo particolare a partire dalla metà del secolo XVIII,
sollecitato dalla socializzazione di errori e di tendenze disordinate, quindi
dagli avvenimenti e dalle istituzioni che ne sono derivati.
A questi caratteri, che fanno di Corrêa de Oliveira un cattolico brasiliano
colto della cultura cattolica simpliciter, va affiancata la sua attenzione a
tutte le espressioni dell'attualità, oltre il reale solo politico-religioso, con
una spiccata sensibilità in genere sociologica e in specie psico-sociale, che
richiama la connazionalità e la sostanziale contemporaneità con antropologi,
sociologi e politici quali Gilberto de Mello Freyre (1900-1987) e, soprattutto,
Francisco José de Oliveira Vianna (1883-1951); così come, quanto alla
combattività in campo religioso, s'impone il ricordo del precedente costituito
dal polemista cattolico pure brasiliano Jackson de Figueiredo (1891-1928).
________________________________________
Per approfondire: vedi elementi biografici e bibliografici, in Cristianità, anno
XXIII, n. 247-248, novembre-dicembre 1995, pp. 5-8; ulteriori elementi
bibliografici del e sul pensatore brasiliano, nonché un primo inquadramento, nel
mio Plinio Corrêa de Oliveira al servizio di un capitolo della dottrina sociale
della Chiesa: il commento del Magistero alla "parabola dei talenti", ibid., anno
XXII, n. 235, novembre 1994, pp. 17-24.
Tratto da :
Giovanni Cantoni, in "Voci per un Dizionario del Pensiero Forte"
(www.alleanzacattolica.org)
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