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Manifesto delle identità
e delle tradizioni
1.Patria
intesa come Terra dei Padri.
2. Le origini valgono più
dell’originalità.
3. Più dei tempi contano i
luoghi.
4. Elogio delle benefiche
disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.
5. Concretezza delle tradizioni anziché
astrattezza delle utopie.
6. La realtà produce la norma.
7. Identità intese come
ricchezza e non limite per la persona.
8. Orgoglio nazionale,
regionale, civico e familiare.
9. La politica prima
dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi
entusiasmi.
www.marascio.it
www.diramm.it
| |
| nome |
Leo |
| cognome |
Longanesi |
| periodo |
1905-1955 |
| opera
principale |
fondatore de "Il borghese" |
| regione |
Italia |
massime di longanesi
Leo Longanesi
Laureato in giurisprudenza a Bologna, inizia a lavorare
come giornalista; fonda e dirige "E’ permesso", "Il Toro",
"L'Italiano" (1926-1942), "Omnibus" (1937-39), quest'ultimo notevole anche per
essere il primo settimanale italiano a rotocalco; collabora con Mino
Maccari a "Il
Selvaggio" e aderisce al movimento letterario
di "Strapaese"."L’Italiano", la più importante delle avventure editoriali di
Longanesi, nasce nel momento in cui è più vivace il dibattito sull’arte nei suoi
rapporti con il Regime. La posizione di Longanesi è nettamente contraria a
un’arte "fascista": "Si sappia che l’arte fascista non deve esistere, Dio scampi
e liberi dagli archi di trionfo, dai fasci coi festoni, dalle piacentinate o
dalle brasinate". Questo attegiamento è tipico di un intellettuale, che pur
essendo fascista fino al midollo (è suo l’apoftegma "Mussolini ha sempre
ragione" e il Vademecum del perfetto fascista, 1926) si opponeva
all’opportunismo, alla mediocrità, al perbenismo bacchettone di molta cultura
del tempo, alla quale la sua graffiante e disorganica ironia, l’apertura mentale
e la vivacità culturale, si contrappongono in una sorta di "fascismo di
sinistra".
Il Longanesi disegnatore, si colloca tra Giorgio Morandi (suo amico e
"consigliere"), Mino
Maccari, gli
esempi storici di Daumier, Toulouse-Lautrec, Grosz. Preferisce affidare il suo
estro a una miriade di foglietti e annotazioni volanti e nella sua copiosissima
produzionesi ricollega anche alla tradizione della stampa popolare italiana dei
lunari, almanacchi, libri dei sogni, carte da gioco e così via. Della sua
attività espositiva ricordiamo la mostra alla Galleria del Selvaggio a Firenze
(1927); la partecipazione alla II Mostra del Novecento italiano a Milano (1929);
la Mostra del decennale della rivoluzione fascista di Roma (1932); la I e II
Quadriennale (1931 e '35); la XIX Biennale di Venezia (1934); la Mostra del
disegno italiano a Berlino (1937). Nel 1941 tiene un'importante personale alla
Galleria Barbaroux di Milano.
Dopo la guerra fonda e dirige l'omonima casa editrice, Nel 1950 fonda "Il
Borghese"e "Oggi".
Bibliografia: A.
Savinio, Leo Longanesi, Milano 1941; C.L. Ragghianti,
"Il
Selvaggio" di Mino
Maccari, Venezia 1955 ; I. Montanelli, M. Staglieno,
Leo Longanesi., Milano 1985.
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