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dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi
entusiasmi.
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| |
| nome |
Edmund |
| cognome |
Burke |
| periodo |
1729-1797 |
| opera
principale |
Riflessioni sulla rivoluzione
in Francia |
| regione |
Inghilterra-Iralanda |
massime del Burke
Edmund Burke
1. La vita e le opere
Edmund Burke nasce a Dublino, in Irlanda, il 12 gennaio 1729 da padre anglicano
e da madre cattolica: con il fratello Richard viene educato da anglicano perché
possa, in futuro, intraprendere la carriera pubblica; la sorella, invece -
com'era costume nell'Irlanda del tempo -, riceve un'educazione cattolica. Ma
l'ambiente cattolico in cui de facto vive, gli studi coltivati e la stessa
appartenenza etnica contribuiscono a creare in lui quello che è stato definito
"stampo di pensiero cattolico". Dal 1743 al 1748 studia arti liberali al Trinity
College di Dublino formandosi su autori classici greci e latini: Cicerone
(106-43 a. C.) e Aristotele (384-322 a. C.) esercitano sul futuro parlamentare
un'influenza profonda come maestri, rispettivamente, di retorica e di pensiero -
lo stesso Burke verrà poi considerato uno dei massimi prosatori di lingua
inglese - e di filosofia politica. Nel 1750, a Londra, studia diritto al Middle
Temple: presto però, stanco del pragmatismo materialista e della metodologia
meccanicista di cui è impregnato l'insegnamento, contrariando il padre,
l'abbandona e si dà alla carriera letteraria.
Ma, con il tempo, il futuro statista acquisisce comunque una seria conoscenza
del diritto europeo continentale e di quello britannico, dalla romanistica al
Common Law. Estimatore e conoscitore del diritto naturale antico e moderno,
approfondisce il pensiero di Cicerone e degli stoici latini, e, fra i moderni,
quello di Richard Hooker (1553-1600), che considera come la massima fonte del
diritto canonico dell'epoca della Riforma protestante. Questi, pastore anglicano
autore di The Laws of Ecclesiastical Polity, detto "il Tommaso d'Aquino della
Chiesa anglicana", continua, in parte e a certe condizioni, la tradizione
filosofica scolastica nell'Inghilterra dopo lo scisma della prima metà del
secolo XVI. Altra fonte importante della formazione e poi del pensiero burkiani
è la catena dei grandi giuristi britannici, da sir Edward Coke (1552-1634) a sir
William Blackstone (1732-1780) - autore dei Commentaries on the Law of England
-, passando per i giurisperiti moderati, favorevoli all'incruenta "Gloriosa
Rivoluzione" inglese del 1688. Peter J. Stanlis - uno dei massimi studiosi
statunitensi viventi del pensiero burkiano - scrive: "È importante notare che la
sua erudizione giuridica, comprendente le tradizioni del diritto naturale, del
diritto delle genti, del Common Law inglese, del diritto penale e dei precedenti
consuetudinari nel diritto positivo, ne imbevvero e ne informarono la filosofia
politica, il senso dell'Europa come grande commonwealth di nazioni con
un'eredità morale e giuridica comune e la fiducia nel cammino della tradizione
lungo la storia".
Nel maggio del 1756 l'anglo-irlandese pubblica il primo scritto, anonimo: A
Vindication of Natural Society, un pamphlet che deride la filosofia libertina e
deista allora in voga. Il 12 marzo 1757 sposa Jane Nugent. Nell'aprile dello
stesso anno dà alle stampe A Philosophical Inquiry into the Origin of Our Ideas
of the Sublime and Beautiful. In quest'opera dedicata all'estetica, indaga le
fondamenta psicologiche dell'arte e ricusa l'idea di esse come semplice prodotto
di rigide regole teoretiche, anticipando aspetti importanti del pensiero
filosofico della maturità. Nei mesi precedenti era apparso anche l'anonimo An
Account of the European Settlements in America, testo forse redatto da Will
Burke - un parente di Edmund -, nel quale sono stati individuati numerosi
apporti del pensatore anglo-irlandese. L'opera ottiene un buon successo e
contribuisce a incrementare l'attenzione britannica sull'America. In essa,
l'anonimo autore simpatizza con l'idea di libertà politica espressa dalle
Colonie britanniche, mettendo in guardia i propri compatrioti circa la
pericolosità di certe misure commerciali troppo restrittive.
Il 9 febbraio 1758 Jane Burke dà alla luce il figlio Richard, che morirà nel
1794. Nel medesimo anno, Burke comincia a dirigere l'Annual Register, una
corposa rassegna che, dal 1759, si occupa di storia, di politica e di
letteratura, prima solo britanniche, poi anche europee continentali, e che egli
dirige, anche collaborando, fino al 1765. Fra il 1758 e il 1759 scrive Essay
towards an Abridgment of the English History - interrotto a re Giovanni
Plantageneto, detto Senzaterra (1167-1216) -, un'opera pubblicata postuma nel
1811. In questo stesso periodo Burke inizia a frequentare Samuel Johnson
(1709-1784), l'eminente letterato tory, cioè del "partito del re": nonostante la
diversità delle loro opinioni politiche, fra i due intercorreranno profonde
stima e amicizia.
Nel 1759 diviene segretario privato e assistente politico di William Gerard
Hamilton (1729-1796), un suo coetaneo già attivo in Parlamento. La redazione dei
Tracts Relative to the Laws against Popery in Ireland - scritti frammentari
pubblicati postumi nel 1797 - risale all'autunno del 1761, durante un soggiorno
irlandese. Dopo la separazione da Hamilton, il pensatore anglo-irlandese si lega
a Charles Watson-Wentworth, secondo marchese di Rockingham (1730-1782),
divenendone presto segretario. Questi, il 10 luglio 1765, viene nominato primo
ministro da re Giorgio III di Hannover (1738-1820) benché il sovrano sia assai
riluttante ad affidare l'incarico a un whig, cioè del "partito del Parlamento".
Eletto nel medesimo anno alla Camera dei Comuni, Burke vi diviene presto la
guida intellettuale e il portavoce della "corrente Rockingham" del partito whig,
la quale, peraltro, ha solo brevi successi politici fra il 1765 e il 1766 e di
nuovo, per pochi mesi, nel 1782.
Burke siede dunque nei banchi dell'opposizione per la maggior parte della
propria carriera politica ed è durante questa seconda fase della sua esistenza
che lo statista-pensatore pubblica le opere più note, fra cui Thoughts on the
Causes of the Present Discontents nel 1770, Speech on the Conciliation with the
Colonies nel 1775, Reflections on the Revolution in France nel 1790, Thoughts on
the French Affairs e Appeal from the New to the Old Whigs nel 1791, nonché le
Letters on a Regicide Peace, concluse nel 1796.
Il 9 luglio 1797 Burke muore nella sua casa di campagna di Beaconsfield, in
Inghilterra.
2. Il pensiero politico-filosofico
Gran parte dell'attività pubblica burkiana è impegnata a difendere da un lato la
Chiesa anglicana dagli attacchi dei "liberi pensatori" e dei riformisti
protestanti radicali, dall'altro i cattolici e i dissenzienti protestanti, lesi
nei propri diritti dalla politica assolutistica del governo londinese. Ratio di
quest'azione politica non è un concetto "latitudinario" di libertà religiosa, ma
una visione d'insieme della natura umana e dei rapporti fra lo Stato, i corpi
sociali intermedi e i singoli individui minacciati dall'assolutismo moderno.
Obiettivo di Burke è garantire uguali diritti a tutti i sudditi britannici,
ovunque si trovino e qualunque fede religiosa professino: diritti concreti,
acquisiti storicamente in virtù della secolare tradizione costituzionale e
consuetudinaria britannica - i "benefici" -, e - a partire dal 1789 francese non
a caso in aspra polemica, fra l'altro, con le "libertà inglesi" - contrapposti
alle astrazioni illuministico-razionalistiche della Loi e del "diritto nuovo".
Lo statista diviene e rimane celebre per quattro "battaglie parlamentari". La
prima, a tutela dei diritti costituzionali tradizionali dei coloni britannici in
America, si oppone alla tassazione arbitraria, imposta dal governo londinese, e
difende l'autentico significato della Costituzione "non scritta" britannica. Con
lungimiranza, Burke si accorge della miccia che tale politica va innescando
nella polveriera nordamericana e fa di tutto per allontanare lo spettro della
perdita delle Colonie. Mai favorevole all'indipendenza che queste dichiarano nel
1776, una volta scoppiato il conflitto armato fra esse e la Corona britannica,
egli giudica gli eventi come una "guerra civile" interna all'Impero - non una
rivoluzione -, presto sanabile.
La seconda battaglia parlamentare è quella condotta contro l'amministrazione
pubblica, che impedisce questa volta ai sudditi irlandesi di fruire dei diritti
costituzionali britannici, anche se in tema di libertà religiosa Burke non
riesce ad avere altrettanto parziale successo in difesa dei compatrioti
cattolici.
In terzo luogo, lo statista chiede la messa in stato d'accusa di Warren Hastings
(1732-1818), governatore generale dell'India britannica, per il suo malgoverno,
ma non è ascoltato. La sua azione decisa comporta comunque qualche moderato
successo e, soprattutto, è di monito - poco ascoltato - per il futuro. L'impero
dove mai tramontava il sole crollerà infatti più per l'ottusità di certi suoi
governanti che non per altre ragioni.
L'ultima tenzone parlamentare burkiana ha a tema la Rivoluzione francese. Nelle
Reflections on the Revolution in France - una delle opere più commentate e
influenti della storia inglese moderna, pubblicata poco dopo la "presa della
Bastiglia", il 14 luglio 1789 -, l'uomo politico anglo-irlandese intuisce,
analizzando le premesse filosofiche che aveva visto dipanarsi lungo i decenni
precedenti, l'intero corso degli eventi rivoluzionari, dal regicidio alla
dittatura militare napoleonica, stigmatizzandone la natura. Per lui, la
Rivoluzione costituisce l'avvento della barbarie e della sovversione di ogni
legge morale e di ogni consuetudine civile e politica.
Sull'interpretazione di tale evento, del resto, lo stesso partito whig si
spacca, insanabilmente diviso fra i new whig liberali di Charles James Fox
(1749-1806) e gli old whig guidati appunto da Burke, i quali finiscono per
stringersi in lega politica con i tory di William Pitt il Giovane (1759-1806).
Proprio alla difesa burkiana del "commonwealth cristiano d'Europa", a cui la
Francia giacobina e atea si è sottratta e contro il quale essa combatte
accanitamente - Burke afferma che, negli anni della Rivoluzione, la Francia
autentica risiede all'estero -, si deve quell'appoggio parziale che, in alcuni
momenti, il governo britannico fornisce alla causa contro-rivoluzionaria
francese.
Il lume della filosofia politica burkiana è, infatti, la difesa dell'ethos
classico-cristiano, fondamento della normatività che il pensatore ravvisa nelle
consuetudini giuridiche e culturali del suo paese, parte della "società delle
nazioni" cristiane europee. Il rapporto burkiano fra diritto naturale morale e
istituzioni civili vede queste ultime come tentativo storico di incarnare il
primo, secondo una logica che unisce morale personale e morale sociale. La
"filosofia del pregiudizio" - ossia della tradizione e della consuetudine
storica - è la grande arma del common sense britannico burkiano.
Secondo Russell Kirk (1918-1994) - uno dei "padri" della rinascita burkiana
statunitense contemporanea -, il pensatore anglo-irlandese appartiene al
"partito dell'ordine": egli, infatti, è figura rappresentativa di quel
legittimismo patriottico britannico accorto, che unisce fedeltà e critica
costruttiva, e che si riassume nell'espressione conservatrice "opposizione di
Sua Maestà", antitetica a quella rivoluzionaria di "opposizione a Sua Maestà".
L'influenza di Burke si esercita su pensatori importanti come Joseph de Maistre
(1753-1821) e su numerosi autori di area culturale anglosassone, francese e
tedesca; ma, soprattutto, dà origine a quello che, nel mondo di lingua inglese,
prende il nome tecnico di "pensiero conservatore", inteso come opposizione
consapevole al mondo nato con il 1789 francese e con la filosofia rivoluzionaria
che lo ha ispirato e mosso.
Burke, certo del prossimo successo dei giacobini anche in terra inglese, vuole
che la località della propria inumazione sia tenuta segreta, per paura che i
nemici possano un giorno giungere a dissacrare il luogo del riposo delle spoglie
mortali del loro primo e radicale avversario.
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Per approfondire: la critica più seria ed esaustiva sulla figura di Edmund Burke
è pressoché esclusivamente in lingua inglese; in italiano vedi Scritti politici,
a cura di Anna Martelloni, UTET, Torino 1963; Riflessioni sulla Rivoluzione
Francese, con una prefazione di Domenico Fisichella, Ciarrapico, Roma 1984;
Inchiesta sul Bello e sul Sublime, a cura di Giuseppe Sertoli e Goffredo
Miglietta, 4a ed., Aestethica, Palermo 1992; Pensieri sull'attuale malcontento,
a cura di Gabriella Galliano Passalacqua, ECIG, Genova 1987; e Difesa della
società naturale, a cura di Ida Cappiello, Liberilibri, Macerata 1993.
Tratto da : Marco Respinti,
in"Voci per un Dizionario del Pensiero Forte" (www.alleanzacattolica.org).
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