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Manifesto delle identità

e delle tradizioni

 

1.Patria intesa come Terra dei Padri.

 

2. Le origini valgono più dell’originalità.

 

3. Più dei tempi contano i luoghi.

 

4. Elogio delle benefiche disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.

 

5. Concretezza delle tradizioni anziché astrattezza delle utopie.

 

6. La realtà produce la norma.

 

7. Identità intese come ricchezza e non limite per la persona.

 

8. Orgoglio nazionale, regionale, civico e familiare.

 

9. La politica prima dell’economia. L’identità prima della politica.

 

10. Scetticismo, anziché stupidi entusiasmi.


www.marascio.it

www.diramm.it

 

 

La destra e la tentazione dell’oriente.

 di Francesco Marascio

 

 

Il fenomeno della tentazione dell’oriente, si è affermato a partire dagli anni 60’/70’, anche oltre il mondo della destra, divenendo un fenomeno di massa: la moda dei guru, delle arti marziali, la pubblicazione di testi sulle religioni orientali, testimoniano un crescente interesse verso civiltà così diverse e lontane.

La destra non resta immune al fascino orientale ed è fortemente attratta dal suo spiritualismo e dalla vitalità delle sue tradizioni, aspetti ormai difficili da ritrovare con tanta evidenza nel mondo occidentale secolarizzato. L’attrazione dei giovani di destra per l’oriente è, soprattutto, favorita da alcuni pensatori tradizionalisti tra i più letti negli ambienti della politica militante: Julius Evola e Renè Guenon.

Per l’importanza che i due hanno avuto ne tentiamo una breve analisi critica.

 

1.     EVOLA: LA TRADIZIONE IRRAGGIUNGIBILE.

 

La tradizione evoliana consiste nella descrizione delle forme proprie della civiltà indoeuropea in epoche molto remote; tale studio permette al pensatore di disegnare ciò che definisce come mondo della tradizione. Contrapposto ad esso, si trova il mondo moderno, che per Evola è rappresentato dai blocchi contrapposti USA-URSS. Tra i due mondi c’è il vuoto, un baratro profondo migliaia di anni che rappresenta una distanza insuperabile tra moderno e tradizionale[1]. La tradizione evoliana è astorica, non esprime trasmissione ma incomunicabilità. Il mondo moderno va rifiutato in toto, non conserva neppure un minimo residuo tradizionale: perfino le sue patrie sono prive di valore e, perciò, è solo nell’Idea che si può riconoscere una patria[2].

Il mondo tradizionale descritto da Evola sembrerebbe più indiano o barbaro che indoeuropeo: le sue forme - le caste - nell’uomo di oggi suscitano un’immediata ammirazione per tutto ciò che è orientale. Questa ammirazione, unita al rifiuto del mondo in cui si vive, porta al pericolo di abbandono dell’occidente per l’oriente: certo, gli evoliani più raffinati sapranno evitare questo rischio, ma alcuni meno raffinati non sempre ci sono riusciti.

Pur dovendo dare atto ad Evola del merito di aver riproposto valori tradizionali come onore, gerarchia, fedeltà, non possiamo non denunciare l’errore di rifiutare le nostre tradizioni concrete per abbracciare una tradizione così lontana da non poter esser vista ma soltanto pensata; errore, aggravato dal rischio che, non potendo raggiungere quella evoliana, vengano abbracciate tradizioni ad essa simili, comunque lontane dalla propria, ma ancora tangibili, come quelle orientali.

 

2.     GUENON: LA PRETESA DI SCEGLIERSI LA TRADIZIONE.

 

Come molti tradizionalisti c.d. integrali, anche Guenon ritiene che tutte le tradizioni particolari (quelle con la “t” minuscola) convergano nella Tradizione (scritta con la “T” maiuscola), anche se poi non sarebbe una vera e propria unione ma un accordo sui principi: il presupposto da cui si parte è, quindi, che le tradizioni, pur se differenti, sono tra loro sempre e comunque compatibili. In particolare tale compatibilità si sarebbe avuta tra Oriente e Occidente premoderno, di modo che, i contrasti tra le due civiltà, sarebbero una conseguenza dell’abbandono della Tradizione da parte dell’occidente[3].

Con questi presupposti, è chiaro perché Guenon attribuisca una superiorità metafisica all’Oriente: l’Occidente per Guenon è tradimento della Tradizione, oppure è una tradizione scadente come quella del Cattolicesimo al quale egli, al pari di Evola, rimprovera di aver agito solo sul piano della devozione popolare (che non sarebbe vera tradizione ma soltanto superstizione) e non sul piano esoterico come ha fatto l’Islam attraverso il sufismo.

Fin qui il suo pensiero, ma di questo autore è necessario esaminare anche le scelte di vita: il francese Renè Guenon si trasferì infatti in Egitto dove aderì all’Islam e visse la sua vita da buon musulmano. Egli scelse, in sostanza, la tradizione che più lo aggradava come se dovesse acquistare un abito, e abbandonò la sua tradizione d’origine.  Ma, è legittimo operare una scelta di questo tipo e restare all’interno di una prospettiva tradizionalista o identitaria?

Noi crediamo che la incoerenza del gesto di Guenon non sia che la conseguenza cui si perviene decontestualizzando la tradizione: l’errore di Guenon è aver voluto costruire un sistema astratto del tradizionalismo, anziché vivere concretamente la sua tradizione. Egli ha creato una tradizione astratta e ha scelto la propria in maniera artificiale.

La tradizione, al più, la si accetta o non la si accetta, ma scegliersela è peggio che rifiutarla.

 

3.     L’EQUIVOCO SULL’OCCIDENTE MODERNO.

 

Analizzato sommariamente il pensiero di Evola e Guenon possiamo tentare di focalizzare le ragioni della tentazione dell’Oriente: esse possono riassumersi in una errata valutazione dell’Occidente contemporaneo considerato come totalmente secolarizzato e antitradizionale, oppure come percorso da tradizioni deboli e incapaci di offrire una prospettiva interessante. In quest’ottica la stima per l’occidente si limita all’Impero Romano oppure a Carlo Magno; l’Europa attuale è considerata una vittima irrecuperabile dell’offensiva modernista americana, mentre l’Oriente viene idealizzato come l’unica civiltà capace di resistere all’offensiva.

Contrariamente, va ribadito con forza, come agli Stati Uniti non si possa attribuire una colpa originaria rispetto alla decadenza dei valori, fenomeno che è, invece, dovuto all’espansione dei principi propri della Rivoluzione francese, e che riguarda, in misura maggiore o minore, tutto il mondo e non il solo Occidente.

Ora, resta soltanto da aggiungere e puntualizzare che i valori tradizionali dell’Occidente non sono periti con l’avvento della modernità, ma che continuano a vivere, a volte indeboliti ma a volte anche rafforzati, dal confronto con principi opposti:

insomma l’Occidente non ha perso la sua anima, e se pure essa è meno percepibile di un tempo, ciò non giustifica l’abbandono della propria identità per assumerne una diversa e concorrente.

 

 


 


[1] Il testo cui ci si riferisce è: “Rivolta contro il mondo moderno”.

[2] Il testo cui ci si riferisce è “Gli uomini e le rovine”

[3] Il testo cui ci si riferisce è: “Oriente e Occidente”

a   Stefano Staiano

 

 

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