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Manifesto delle identità
e delle tradizioni
1.Patria
intesa come Terra dei Padri.
2. Le origini valgono più
dell’originalità.
3. Più dei tempi contano i
luoghi.
4. Elogio delle benefiche
disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.
5. Concretezza delle tradizioni anziché
astrattezza delle utopie.
6. La realtà produce la norma.
7. Identità intese come
ricchezza e non limite per la persona.
8. Orgoglio nazionale,
regionale, civico e familiare.
9. La politica prima
dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi
entusiasmi.
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Pubblichiamo, qui
di seguito, l'intervento di Marco Respinti su quella che va considerata come
VERA DESTRA. Consideriamo questo testo come fondamentale per la funzione del
nostro sito: accomunare tutte le posizioni che si richiamano ad un sistema di
valori e principi pre-rivoluzionari.
La
Destra Vera
di Marco Respinti
"Una sola è la Destra, e vi appartengono tutti coloro che la Religione, il bene
e la gloria dello Stato hanno in mira": con queste parole il conte Clemente
Solaro della Margherita (1792-1869), ministro degli Esteri del regno di Sardegna
e consigliere privato di re Carlo Alberto — uomo politico e storico che nacque
mentre in Francia iniziava il Terrore giacobino e che scomparve a Regno d’Italia
proclamato, quasi alla vigilia della breccia di Porta Pia — inquadra
sinteticamente e programmaticamente un’intera visione del mondo, a cui —
idealmente — dà glossa adeguata lo scrittore e uomo politico spagnolo Antonio
Aparisi y Guijarro (1815-1872): "Vengo da molto lontano, ma vado molto avanti.
Voglio conservare i princìpi immortali dei nostri padri, il fuoco sacro della
società. Ricevo l’eredità dei nostri padri con beneficio di inventario; il buono
è mio, il male lo scarto; ma anche quando hanno sbagliato, voglio imitare i
figli buoni di Noè che coprirono pietosamente le nudità del loro padre, senza
dimenticare gli errori per non cadere in essi". Di Destra si parla con la
Rivoluzione di Francia del 1789, evento d’inizio emblematico della Modernità
politica definita "storia dell’espansione dell’ateismo" dal filosofo italiano
Augusto Del Noce (1910-1989) che pure ha parlato di "epoca della
secolarizzazione". Più precisamente, l’ "immortale ’89" costituisce il punto
omega di quel lungo processo filosofico di gestazione della Modernità, la cui
alba si perde invece nell’indistinto di quanto è stato descritto come "autunno
del Medio Evo"; ovvero — da luogo a luogo le date differiscono perché diversi
sono dinamiche e tempi di cessazione della "cultura condivisa" — nel momento in
cui incomincia il lento e a volte inavvertito declino dell’omogeneità culturale
(non dell’omologazione) degli uomini. Se "cultura popolare" è l’insieme delle
risposte comuni che un popolo dà agli interrogativi fondamentali e cogenti
dell’esistenza, la Modernità viene invece preparata e realizzata dal diffondersi
del pluralismo filosofico, dunque del relativismo metafisico e del nichilismo
etico, che all’omogeneità di una nazione o di una famiglia di nazioni
sostituisce l’ideologia, quindi l’ideocrazia. Di quest’ultima — ideologia al
potere in forma democratica, oligarchica o tirannica — la meta è il
totalitarismo potenziale e fattuale, laddove la congiunzione copulativa fra i
due aggettivi indica sia il verificarsi separato delle due condizioni a seconda
dei momenti storici, sia la loro successione cronologica secondo l’ottica che
nel fenomeno rivoluzionario vede il processo di attuazione di una sempre
crescente presa dispotica sulla società che tende alla sua paralisi totale. Il
1789 come netto spartiacque fra un prima e un dopo, benché sia in un tempo che
nell’altro esistano luci e ombre anche forti. La Destra politica, che rimanda a
una Destra metafisica, sorge per contrasto al 1789 così come la grande famiglia
dei progressismi — metapolitici e non — nasce in ragione di quello stesso
accadimento: la prima declinando in versione anche reattiva e polemica — dunque
apologetica — il senso comune, la cultura condivisa, il sentire popolare che
avevano animato — in forme e consapevolezze diverse — le civiltà dell’epoca
precedente, la seconda portando pienamente all’essere gli "spettri" della
disgregazione e del caos che fino a quel momento si erano aggirati per il mondo
solo in ordine sparso, dunque anch’essa e a suo modo raggiungendo il culmine di
un grande processo di gestazione che coincide con l’inizio del farsi carne
(struttura politica, sociale, economica, religiosa e culturale) di quei
"fantasmi". Si tratta, peraltro, di una dinamica analoga a quella che, proprio
all’indomani del 1789 di Francia, determina la nascita del movimento cattolico
europeo quale reazione al venir meno di una cattolicità diffusa e vivificante le
società; o alla stesura dei contenuti della Dottrina Sociale cattolica, che non
nasce certo con la Rerum novarum di Papa Leone XIII nel 1879, ma che, un tempo
incarnata nel vivere comune, necessita da un dato momento in avanti di esser
fissata su carta perché in fase di sempre più aggressiva messa in discussione e
minoranza; o ancora, e infine, al modo con cui la Chiesa promulga i dogmi: a
fronte del dubbio che a un certo punto aggredisce quanto da sempre è ritenuto
vero da tutti, essa ricorre alla formulazione formale coram populo di
determinate verità di fede. Così la filosofia — filologicamente "amore per la
sapienza" —, che nacque come elaborazione di strumenti logici atti a difendere
ciò su cui la sofistica iniziava a gettare sospetto. La Verità, che quella
sapienza contempla aderendovi, è realtà precedente ogni sua formulazione,
ricerca e discussione umane, essendo ciò di cui non si discute mentre invece è
lecito, anzi doveroso, il dibattere per contrastare il dubbio sistematico. Per
questo la protologia, la dottrina dei princìpi, è l’argomento di cui Platone non
vuole trattare all’Accademia né scrivere nei dialoghi: se ne parlerà — dice
l’ateniese, il cui vero nome era Aristocle — in altra sede e in altro momento.
In realtà non se ne parlerà mai, giacché le "dottrine non scritte" fondate sulla
filosofia dell’essere stanno oltre la dialettica solo chiedendo riconoscimento,
abbraccio e messa in pratica in una civiltà. "Chi è capace di vedere l’intero è
filosofo — afferma il discepolo e l’interprete di Socrate —, chi no, no". Il
Decalogo, il Diritto naturale, sta nel cuore dell’uomo e la sua scrittura è solo
pro memoria. La Destra nasce dunque in contrapposizione al relativismo debolista,
che rinuncia a discorsi di verità sul reale, ma che è peraltro molto aggressivo
nel perseguire i propri obiettivi. Alla Destra che reagisce in toto alla
Modernità politico-ideologica nata del 1789 vengono poi aggiungendosi, nei due
secoli seguenti, tutti quegli elementi paghi delle conquiste ottenute nelle
varie fasi del progressivo disgregarsi di quella omogeneità culturale che è
senso comune dei popoli e delle nazioni, con l’intenzione di conservarli a
fronte del sopraggiungere a sinistra di ulteriori incalzanti avversari. Alla
Destra originaria, cioè, si sommano altre destre — il liberalismo conservatore;
la rivoluzione conservatrice e il conservatorismo rivoluzionario; il socialismo
nazionalista e il nazionalsocialismo; il bolscevismo prussiano, il
nazionalbolscevismo, il nazionalcomunismo, e via componendo ossimori
filosofico-politici — che, sinistre di ieri, vengono costantemente superate
dalla marcia di questo colossale processo di frantumazione, secondo la logica
veicolata dallo slogan con cui i bolscevichi del 1917 formulavano l’adorazione
filosofica del divenire che si contrappone alla protologia incentrata
sull’essere: "la rivoluzione è tutto, la meta è nulla". Destra e destre;
reazione, dialettica, inimicizia e apparentamenti; Sinistra e sinistre in
movimento. Un convegno come quello organizzato a Milano, presso la Fondazione
Stelline di Corso Magenta 61, dalla Confraternita del Toson d’Oro, in
collaborazione con l’Assessorato alla Trasparenza e Cultura della Regione
Lombardia, è dunque più che opportuno: venerdì sera, sabato e domenica ventotto
relatori s’interrogheranno, discuteranno e risponderanno ai quesiti e alle
suggestioni poste da un titolo stimolate come lo è Destra/Destre. Le culture non
conformiste nell’era del pensiero unico. Una Destra salda nei princìpi, ma non
persa in un empireo che la sottragga al diritto-dovere di organizzare la Città
dell’uomo, dunque di amministrare e di governare; una Destra che sappia
valorizzare, testimoniare e continuare la bimillenaria tradizione italiana, ivi
compresa la riscoperta della "missione" specifica della nostra nazione e del
nostro popolo; una Destra che sappia riconoscere i propri autentici Padri
fondatori; una Destra che sappia abitare e attraversare l’evo moderno conscia
della propria origine e della propria meta, senza cadere nei sofismi, nei
paralogismi e nel debolismo della Modernità: di questo hanno necessità l’Italia
e l’intero Occidente. Secondo quell’ideale di ritorno al reale incessantemente
predicato dal philosophe-paysan Gustave Thibon, tale consapevolezza non può che
partire da una riscoperta della storia (lungo la quale all’uomo si dischiudono
le realtà non schiave del tempo) che per la Sinistra è solo — così veniva detto
all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre — "propaganda rivolta al passato".
Jacques Crétineau-Joly (1803-1875), giornalista e storico francese (vandeano),
afferma infatti che "la verità è l’unica carità concessa alla storia". Destra e
Sinistra hanno ancora un significato pregnante, deciso e forte che è solo mira
del debolismo imperante voler occultare: "O una cosa o l’altra esser si dee —
sentenzia Clemente Solaro della Margherita —; piacere a due partiti è
impossibile; si mantiene debolmente chi si regge su due principi opposti; colui
che animoso tien fermo ad uno, ha più probabilità di vincere; e se cade, cade
con gloria, e non senza speranza di risorgere". Schierarsi ha ancora un senso;
nobile. E se "sinistro" vale tanto "catastrofe" quanto "individuo torvo, funesto
e bieco", in molte lingue europee "destra", "diritto" (sia come termine
giuridico, sia come senso del cammino) e "giusto" s’indicano con la medesima
espressione. Per questo la vera Destra si scrive con la maiuscola.
[Articolo pubblicato con il
titolo Il pensiero multiplo, in © Secolo d’Italia, anno XLVII, n. 124, del
29-5-1998, p. 15]"
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