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Manifesto delle identità

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1.Patria intesa come Terra dei Padri.

 

2. Le origini valgono più dell’originalità.

 

3. Più dei tempi contano i luoghi.

 

4. Elogio delle benefiche disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.

 

5. Concretezza delle tradizioni anziché astrattezza delle utopie.

 

6. La realtà produce la norma.

 

7. Identità intese come ricchezza e non limite per la persona.

 

8. Orgoglio nazionale, regionale, civico e familiare.

 

9. La politica prima dell’economia. L’identità prima della politica.

 

10. Scetticismo, anziché stupidi entusiasmi.


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ISLAM: UN TOTALITARISMO RELIGIOSO.

 

di Francesco Marascio

 

 

A determinare la cultura occidentale concorrono un elemento filosofico, il pensiero aristotelico-tomista, un elemento politico, la forma imperiale, oltre che un elemento religioso, il Cristianesimo. La cultura islamica è, invece, determinata esclusivamente dall’elemento religioso e ciò in ragione dei caratteri che questo presenta: adottando impropriamente una terminologia politica, potremmo definire l’Islamismo come una religione-ideologia totalitaria e il Cattolicesimo come una religione-idea pluralistica.

Fatta questa necessaria premessa è chiaro come la differenza tra cultura occidentale e cultura islamica, ripetiamo a causa delle peculiarità di quest’ultima che risolve tutto nella religione, sia essenzialmente la differenza tra cattolicesimo e islamismo. E’ proprio tale distinzione che ora si cercherà di chiarire.

 

1.  CATTOLICESIMO: UNA PROPOSTA DI FEDE

 

Nella cultura occidentale, la libertà dei sudditi è sempre stata un diritto intangibile dall’arbitrio del re. Ciò perchè, detta libertà, altro non era che il riflesso della libertà degli uomini in quanto creature di Dio. Sul piano religioso essa si atteggia quale libertà di credere o non credere lasciata dal Creatore: il Dio cristiano, nella sua onnipotenza, non sceglie mai di manifestarsi in modo inequivocabilmente evidente ma sembra quasi sia attento a rivelarsi in maniera tale che sia difficile scoprirlo, che il suo gesto generi il semplice dubbio - anche non la sicura certezza - della sua esistenza[1]. Insomma, quella del Dio cristiano, non è una fede imposta dall’evidenza ma è proposta dal dubbio.

Ecco la libertà di credere: può trovare Dio solo chi lo cerchi o chi voglia cercarlo.

Ciò, chiaramente, non significa che la fede cattolica, in quanto scelta, sia meno certa delle fedi che si impongono. Al contrario. La certezza è rinvigorita dalla partecipazione volontaria e consapevole del fedele.

Dalla possibilità di scelta sulla fede si evince una implicita concessione di cittadinanza anche per gli atei, per gli agnostici o per i seguaci di altre religioni. In altre parole, il Cristianesimo è strutturalmente tollerante, intendendo con questo termine il rispetto della libertà dell’altro e non (come generalmente a sinistra si intende la tolleranza) l’indifferentismo o il rifiuto di distinguere tra Verità ed errore.

A riprova di quanto si è affermato basti citare Blaise Pascal, un grande apologeta cattolico,  secondo il quale “ non può essere vera (perché non rispetta la nostra esperienza) nessuna religione che non riconosca la non-evidenza di Dio[2]”.

Concludendo possiamo definire il Cristianesimo come una proposta di fede, che, come tale, implica il rispetto per l’errore nella certa consapevolezza della Verità, e che, in virtù della discrezione del suo Dio (Padre e non padrone), non si occupa direttamente di affari civili.

 

2.     ISLAMISMO: SOTTOMISSIONE ALLA FEDE.

 

Pochi sanno che Islam significa sottomissione e che Muslim, cioè musulmano, significa il sottomesso. Allah è un dio che sottomette, che non propone la fede ma la impone come si impone l’evidenza: per i musulmani Allah è il sole che splende sul deserto a mezzogiorno.

La tolleranza, nel senso di rispetto, è inconcepibile: l’ateo che nega che il sole sia Allah è un pazzo che per questo va punito. L’infedele, non è visto come un’anima da convertire, ma come un nemico da sottomettere. I sacerdoti cattolici non possono essere soldati, al contrario un buon musulmano è, anzitutto, un combattente per Allah.

L’espansione dell’Islam, non avviene tramite l’evangelizzazione ma tramite la guerra santa.

Data questa intolleranza strutturale, ci riesce difficile anche distinguere un Islam moderato da un altro fondamentalista: l’unica possibile differenza può, al più, riguardare la scelta di mezzi terroristici piuttosto che di mezzi meno vili, ma per un fine che - in ogni caso - rimane identico.

Inoltre, la convinzione dell’evidenza di Allah, che va solo constatata, porta anche alla negazione di ogni ambito civile che sfugga a tale evidenza: se Allah è evidente ovunque, allora tutto è religione e va regolato secondo la legge - religiosa - del Corano. Proprio questo è l’aspetto che connota l’islam come una religione totalitaria che, al pari delle ideologie, pretende di regolare ogni cosa: se nella Russia comunista l’ateismo era imposto dalla legge statale, nell’Afganistan talebano l’islamismo è imposto dalla legge coranica.

L’ultimo aspetto dell’Islam su cui conviene soffermarsi è la sua rigidità: se la tradizione è intesa nel senso di trasmissione (da tradere, traditio) l’Islam è antitradizionale. E’ una religione che si cristallizza nella lettera dei versetti coranici, frasi chiuse e precetti determinati di difficile interpretazione estensiva. La rigidità coranica oltre a rendere l’Islam inconciliabile con altre culture, ne determina un rapporto difficile perfino con le innovazioni della tecnica (culturalmente neutre). Parlando dell’Afganistan si denuncia sempre l’obbligo di indossare il burka, ma spesso si omette  di parlare del divieto di guardare la TV. Questi strumenti, sconosciuti al profeta, sono intesi come malvagi e per questo considerati, al pari di altri strumenti del male come le armi, accettabili solo come strumenti di guerra: Bin Laden comunicava coi suoi kamikaze tramite Internet e telefoni satellitari.

Volendo concludere, l’Islam non è capace di discernere l’ambito civile da quello religioso, è geneticamente intollerante e per legge (coranica) votato a combattere gli infedeli, esso fatica ad accettare perfino l’innovazione tecnologica che è culturalmente neutra. Con queste premesse non è difficile essere scettici sulla possibilità di integrarsi dei molti immigrati musulmani giunti in Europa[3]: dopo un ‘esame della loro cultura siamo portati a ritenere che i seguaci di Maometto  più che ad essere integrati tendano ad essere integralisti.

 

4.     L’ISLAM AL VAGLIO DELL’ESPERIENZA.

 

Considerando la storia come politica sperimentale, abbiamo il dovere di indagare gli indirizzi finora assunti dall’Islam.

Andando a ritroso nei secoli, sono veramente rari gli esempi di tolleranza: l’Islam ha ripetutamente tentato di assaltare il cuore dell’occidente e, senza avventurarci in dettagliati resoconti storici, ci basti segnalare quanto accaduto a Poitiers nel 732 ed ad Otranto nel 1840[6], oltre che gli episodi di Lepanto.

Tornado ai giorni nostri, sarebbe miope non prendere atto dell'esistenza, oltre che della sola ignoranza fanatica dei talebani, anche di paesi musulmani come la Tunisia, il Marocco, l’Egitto o la Giordania, dove si sta affermando la libertà religiosa, e dove consuetudini come la poligamia sono in regresso se non esplicitamente vietate.

Tuttavia, tirando le somme i bilanci dell’esperienza storica ci confermano che normalmente la deriva integralista prevale su un’Islam capace di accompagnare la propria identità alla tolleranza verso le identità diverse. E, a nostro giudizio, tale prevalenza è la logica conseguenza della struttura che abbiamo poc'anzi descritto.

 

5.     VALUTAZIONE DELLA SFIDA DI BIN LADEN E DEL PERICOLO SADDAM.

 

Siamo adesso in grado di esprimere un giudizio sugli avvenimenti recenti alla luce dei ragionamenti svolti nelle pagine che precedono.

Alcuni analisti leggono il progetto di Bin Laden come una reazione, del mondo islamico, alla minaccia di un occidente che essi identificano in tutto e per tutto con quella che noi abbiamo definito ideologia della modernizzazione. Secondo questa tesi, sarebbe l’identità islamica a ribellarsi all’ideologia che vuole annullare ogni identità.

Noi crediamo che una ricostruzione di questo genere pecchi di eccessivo semplicismo, e trascuri alcuni importanti elementi: l’omissione riguarda l’esistenza della tradizione culturale dell’occidente che è antica e viva anche ai giorni nostri e non si può confondere con l’uniformità del pensiero unico; il semplicismo consiste, invece, nel ritenere che la reazione appartenga ad una parte, magari minoritaria, della realtà islamica negando invece come sia una inevitabile conseguenza della sua strutturazione.


 

[1] Sulle differenze tra islam e cristianesimo abbiamo ripreso la lucida analisi di Vittorio Messori e Andrea Brambilla in Messori-Brambilla: “ Qualche Ragione per credere”, Mondadori, Milano 1997.

[2] Blaise Pascal: “Pensieri”, Rizzoli, Milano 2000

[3] G. Sartori: “Pluralismo, multiculturalismo e estranei”, Rizzoli, Milano 2000

[4] Card. G. Biffi: “Sulla immigrazione”, Elledici, Torino 2000.

[5] V. Messori: “Qualche ragione per credere”, Mondadori, Milano 1996.

[6] Ci si riferisce rispettivamente alla battaglia con cui Carlo Martello respinse l’avanzata musulmana giunta nel cuore dell’Europa, ed alla successiva avanzata musulmana che fu bloccata anche dagli 800 martiri della Fede cristiana ad Otranto.

a   Stefano Staiano

 

 

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