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Manifesto delle identità

e delle tradizioni

 

1.Patria intesa come Terra dei Padri.

 

2. Le origini valgono più dell’originalità.

 

3. Più dei tempi contano i luoghi.

 

4. Elogio delle benefiche disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.

 

5. Concretezza delle tradizioni anziché astrattezza delle utopie.

 

6. La realtà produce la norma.

 

7. Identità intese come ricchezza e non limite per la persona.

 

8. Orgoglio nazionale, regionale, civico e familiare.

 

9. La politica prima dell’economia. L’identità prima della politica.

 

10. Scetticismo, anziché stupidi entusiasmi.


www.marascio.it

www.diramm.it

 

IDEOLOGIA: NEGAZIONE DI OGNI IDENTITA’

 di Francesco Marascio

 

 

 

1.     DEFINIZIONE DI IDEOLOGIA.

 

L’ideologia è un’espressione di pensiero immanentista perché pretesa autosufficiente[1]. L’ideologia agisce solo in riferimento a quello che definisce come il proprio obiettivo, e, nella sua  azione, non tiene conto della realtà come è veramente ma si riferisce a come essa immagina che sia. Il sistema ideologico ha come riferimento solo sé stesso: esso è astrattamente perfetto ma praticamente irrealizzabile, in quanto cozza con la realtà.

Gli elementi reali quali identità, tradizioni, culture concrete, vengono considerati solo se rapportabili ai dettami ideologici; essi vengono distrutti, oppure svuotati del loro originale significato e riletti in funzione ideologica. La inconciliabilità tra identità ed ideologia è dovuta alla circostanza che la prima è di ostacolo alla seconda: l’ideologia uccide l’identità, perché essa è fuga dal reale.

Come tale, il sistema ideologico presenta due inevitabili caratteristiche: è utopistico ed è totalitario. E’ utopistico perché prescindere dalla realtà è astrattamente ipotizzabile ma praticamente irrealizzabile; è totalitario perché, rifiutata la realtà, l’ideologia pretende di costruire un nuovo mondo secondo le sue leggi cioè un mondo dove tutto è ideologia[2].

 

2.     LO SVILUPPO DELLE IDEOLOGIE.

 

A livello politico, la prima affermazione delle ideologie si compie con la Rivoluzione francese: essa non costituì un genuino movimento popolare diretto alla difesa di diritti violati (come la Rivoluzione americana) ma un sovvertimento ispirato ai principi astratti della ragione illuministica che, nella loro aridità, pretesero di sostituirsi alle tradizioni nazionali dei popoli e alle strutture storiche consolidate dal consenso comune.

L’aspetto ideologico consiste nell’ergere la ragione (che è solo una parte della natura umana, e neppure la parte più consistente) a canone supremo di giudizio delle strutture sociali e politiche, nonché a fondamento di un nuovo concetto di società basato su una filosofia meccanica, lontana dalla vera natura dell’uomo, e precorritrice di morte e tirannie. Carattere specifico della Rivoluzione francese è il suo essere stata contro natura: prodotto del mero pensiero, essa ha in sé tutte le potenzialità disgreganti e nullificanti del pensiero svincolato dalla tradizione e dalla storia[3].

Lo sviluppo politico delle ideologie non si arrestò con la fine del Terrore giacobino, ma continuò il suo percorso e giunse a partorire i totalitarismi del ‘900. Questi rappresentano uno degli stadi più avanzati dell’offensiva ideologica: l’ideologia si incardina nello Stato, e per il tramite di questo strumento tenta di condizionare ogni aspetto dell’esistenza[4].

Il Nazismo sostituì la tradizionale patria tedesca con una comunità di sangue (espressione dell’evoluzionismo darwinista),  legittimata a mettere a morte chiunque non vi appartenesse. Il Comunismo degradò gli individui da persone (cioè soggetti con legami religiosi, patriottici, patrimoniali, ecc.) in sottotipi umani, la cui vita dipendeva dal volere della legge socialista[5].

Entrambi fondati sul materialismo, il primo spiegava ogni cosa in base alla razza e il secondo in base all’economia. Entrambi, offuscati dalla ideologia, trascurarono la realtà che offre una gamma ben più complessa di parametri di giudizio.

Il risultato della grande espansione ideologica nel ‘900 fu  lo scoppio, o il pericolo,  di conflitti che prescindevano dalla identità storica dell’alleato o dell’avversario ma dipendevano esclusivamente da convergenze o divergenze ideologiche: la sola cosa che accomunasse cinesi e cubani era il comunismo.

Alle patrie storiche e concrete si sostituirono astratte patrie ideologiche spesso trasversali a nazioni, culture e civiltà.

 

3.  LE NUOVE MINACCE IDEOLOGICHE.

 

Con la fine della guerra fredda, si è registrata la scomparsa delle ideologie palesi che sconvolsero il ‘900. Tuttavia, il loro venir meno, non ha prodotto automaticamente la morte delle impostazioni ideologiche. Gli anni in cui viviamo corrono il rischio di nuove ideologie, forse meno consapevoli della propria essenza rispetto a quelle che le hanno precedute, ma altrettanto pericolose.

Queste nuove ideologie nascenti, derivano dal concetto di identità, e consistono o nell’annullamento di tale concetto ottenuto mediante la confusione delle varie identità, o nella trasformazione della identità in ideologia mediante una svolta integralista.

 

3.1.    IDEOLOGIA DELLA RINUNCIA ALLE IDENTITA’.

 

Il termine delle guerre ideologiche, ha spinto alcuni a ritenere che l’umanità sia giunta alla fine della storia[6]: il nuovo ordine mondiale non conoscerebbe più né differenti ideologie né differenti identità, gli unici problemi residui sarebbero tecnici o economici, e andrebbero risolti secondo procedure formali unanimemente condivise.

Il presupposto di questa visione è, chiaramente, oltre alla fine definitiva delle ideologie, la morte delle identità o meglio la realizzazione di un’unica identità mondiale: questa sarà generata dalla confusione disordinata tra le tradizioni particolari, una confusione tale che al termine del processo non sarà più possibile distinguere una tradizione dall’altra.

La condizione, affinché le identità si tuffino nel calderone dell’uniformità, è l’indifferentismo, cioè un falso concetto di tolleranza che ritiene ogni identità equivalente ad un’altra.

Il rifiuto di distinguere la propria identità da quelle diverse costituisce il primo passa verso la rinuncia alla identità[7].

Il risultato è un falso universalismo, erroneamente descritto come tollerante e pluralistico, che cela il nuovo totalitarismo dell’unica non-identità.

Sul piano politico, questi atteggiamenti si concretano nel tentativo di estendere il concetto di globalizzazione, o enfatizzandolo oppure contestandolo nella sua reale portata: chiunque veda nella globalizzazione elementi ulteriori rispetto all’incremento degli scambi commerciali dovuto ai miglioramenti della tecnica, e chiunque critichi la globalizzazione perché è soltanto questo, è un’apostolo della nuova ideologia di rinuncia alle identità.

I c.d. no-global strumentalizzano le identità locali come i rivoluzionari francesi strumentalizzarono l’identità nazionale, essi non difendono il modo d’essere dei popoli ma ne decontestualizzano le espressioni per asservirle alla loro ideologia: all’interno di un centro sociale i bucatini alla amatriciana non rappresentano la tradizione romana, ma diventano il simbolo dell’ideologia della rinuncia, un’ideologia che, oltre che uccidere le identità, né profana anche la memoria rubbandone le manifestazioni.

 

3.2.    INTEGRALISMI.

 

Oltre che dalla negazione delle identità, il pericolo ideologico può riaffiorare anche dalla loro esaltazione.

L’integralismo trasforma l’identità in ideologia: la spinge a trapassare dal campo dell’essere a quello del dover essere. Gli elementi che prima determinavano l’identità, sono - nella prospettiva integralista - dall'identità stessa determinati: da ricognizione di ciò che esiste oggettivamente, l’identità diviene parametro soggettivo di ciò che deve esistere. Dalla verità si cade nell’errore, dal naturale si passa all’artificiale.

La tolleranza, nel senso di rispetto per l’altro, diviene inconcepibile: l’identità non viene più vissuta ma imposta. Essa, al pari delle ideologie, diventa il metro regolatore di ogni cosa: se nella Russia comunista l’ateismo era imposto dalla legge socialista, nell'Afganistan talebano l’islamismo è imposto dalla legge coranica.

Integralismo non significa, come comunemente lo si intende, vivere rigidamente la propria identità ma significa svuotarla dei suoi contenuti e capovolgerla.

L’integralista non salva le identità ma la uccide. Una volta morta la sostituisce con una sua cattiva imitazione ideologica.

 

4.     DEFINIZIONE DI IDENTITA’.

 

Dopo averlo spesso richiamato è giunto il momento di puntualizzare il concetto di identità. Essa consiste nel modo d’essere di un popolo, ovvero nel prodotto delle sue tradizioni, dei suoi costumi, della sua storia, della sua religione, della sua cultura.

L’identità si atteggia a vari livelli: dalla famiglia, al comune, alla regione, alla nazione, fino all’ambito della propria civiltà.

 Ogni identità ha davanti a sé tre strade: rinunciare a sé stessa, trasformarsi in integralismo, restare sé stessa. Seguendo le prime due strade sconfina nella ideologia, seguendo l’ultima si preserva.

Affinché non imbocchi la via della rinuncia, l’identità deve essere ben radicata. In altre parole, un popolo deve possedere una forte coscienza identitaria. Affinché non si indirizzi verso l’integralismo, l’identità deve saper valorizzare, tra le sue caratteristiche, quella della tolleranza.

 

4.1.         TOLLERANZA: ELEMENTO ESSENZIALE DELL’IDENTITA’

 

E’ opportuno soffermarci sul concetto di tolleranza, il cui significato viene frequentemente variato ad arte. Le sinistre, in particolare, abusano di questo termine attribuendogli un significato che non gli è proprio: esse interpretano la tolleranza come indifferenza o addirittura come condivisione, ad esempio, per dimostrarsi tolleranti verso la civiltà africana, ci si adorna con collane ed anelli che esprimono detta cultura.

Il vero significato di tolleranza rimane, invece, quello di rispetto per ciò che è diverso. Rispetto che non implica accettazione, condivisione o confusione, ma, semplicemente, pacifico riconoscimento delle proprie differenze.

Chiarito così il concetto di tolleranza (concetto strutturale dell'identità occidentale), dobbiamo ora specificare come esso sia necessario a qualsiasi identità che voglia preservarsi: la falsa tolleranza porta alla rinuncia, la mancanza di tolleranza porta alla degenerazione, la vera tolleranza permette di conservare la propria identità.

In questo senso, e in questi limiti, possiamo affermare che la tolleranza è un elemento essenziale di ogni vera identità.

 

4.2.COESISTENZA TRA IDENTITA’

 

La tolleranza implica il riconoscimento delle identità differenti dalla propria[8]. Tale riconoscimento è il frutto di un giudizio di diversità: a chi appartiene ad una identità interessa valorizzare le proprie peculiarità, non affermare la superiorità delle proprie e l’inferiorità delle peculiarità altrui.

L’identità non mira ad estendersi ma a rafforzarsi, non cerca di accrescere il proprio territorio ma la propria autoconsapevolezza, non compie un moto centrifugo ma centripeto. La conoscenza dell’altro, nella fermezza della distinzione, non la indebolisce ma la rafforza.

Dunque, la coesistenza delle identità non solo è possibile ma è auspicabile: il solo pluralismo stabile è quello tra le diverse identità.

 

5.     CONFLITTI IDEOLOGICI

 

Se le vere identità necessariamente coesistono, le ideologie differenti necessariamente confliggono.

La ragione è semplice: ogni ideologia ha aspirazioni totalitarie, pretendendo di regolare ogni cosa urta tutto ciò che si frappone alla sua diffusione, sia che si tratti di un’identità sia che si tratti di una diversa ideologia.

Ciò è vero tanto per le ideologie della rinuncia quanto per gli integralismi: le prime si scontreranno con le identità e con gli integralismi; i secondi con le identità, con le ideologie della rinuncia e con altri integralismi.

Chi ipotizza scontri di civiltà[9]nel nuovo ordine mondiale come differenti rispetto agli scontri tra ideologie del ‘900, in realtà non fa che prefigurare nuovi scontri ideologici: la differenza rispetto al secolo scorso è che tali ideologie nascono dalle identità come sue negazioni o esaltazioni.

 


 


[1] G. Legitimo: “Sociologi cattolici italiani”, Volpe, Roma 1963

[2] G. Thibon: “Ritorno al reale”, Effedieffe, Milano 1998

[3] E. Burke: “Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia”, Ideazione, Roma 1998.

[4] F. A. von Hayek: “La presunzione fatale”, Rusconi, Milano 1997.

[5] P. Battista: “La fine dell’innocenza”, Marsilio, Venezia 2000.

[6] F. Fukuyama: “La fine della storia e l’ultimo uomo”, Rizzoli, Milano 1992.

[7] M. Veneziani: “Comunitari o liberal”, Laterza, Roma-Bari 1999.

[8] G. Malgieri: “Il dialogo contro il pensiero unico”, intervento al seminario parlamentare sul dialogo tra le civiltà mediterranee svoltosi al Cairo, in “Percorsi di politica cultura, economia”, Febbraio 2001.

[9] S. P. Huntington: “Lo scontro delle civiltà”, Garzanti, Milano 2000.

a   Stefano Staiano

 

 

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