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Manifesto delle identità

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1.Patria intesa come Terra dei Padri.

 

2. Le origini valgono più dell’originalità.

 

3. Più dei tempi contano i luoghi.

 

4. Elogio delle benefiche disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.

 

5. Concretezza delle tradizioni anziché astrattezza delle utopie.

 

6. La realtà produce la norma.

 

7. Identità intese come ricchezza e non limite per la persona.

 

8. Orgoglio nazionale, regionale, civico e familiare.

 

9. La politica prima dell’economia. L’identità prima della politica.

 

10. Scetticismo, anziché stupidi entusiasmi.


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Il Sillabo

 

Demonizzato da certa cultura dominante, il Sillabo di Papa Pio IX denuncia con coraggio profetico gli errori della modernità. Va rivalutato: seguendolo, avremmo evitato i totalitarismi e gli orrori della nostra epoca.

Nel 1864, come appendice all'enciclica Quanta cura, Pio IX pubblica l'elenco delle proposizioni che aveva già esplicitamente condannato nei suoi precedenti interventi. È il Sillabo, raccolta delle proposizioni che descrivono il soggetto moderno e il suo procedere. In verità, ci sono condizioni obiettive in cui questo documento matura.

Il cattolicesimo, in Europa, appariva diviso. Anzitutto, c'erano i Paesi cattolici aperti al dialogo con la modernità, democratici, progressisti, costituzionali, come il Belgio, preoccupati di salvare alcuni aspetti positivi della modernità, come l'evoluzione di tipo critico, scientifico, tecnologico, la maggiore partecipazione alla vita politica e alle le realtà presenti nella società. Ma in tale dialogo, questi cattolici costituzionalisti correvano il pericolo di far proprio il progetto della modernità.

In secondo luogo, c'erano i tradizionalisti, gli ultra-montani, i papisti, che avevano chiara consapevolezza dell'alternativa tra cattolicesimo e modernità, ma che rischiavano di avere come ideale la difesa del passato, di un determinato momento della storia della cristianità occidentale, quando la religione cattolica era la forma della personalità, non in modo assoluto o perfetto, ma in modo sostanzialmente evoluto e intensamente amato, e quindi influente nella vita della società.

Il Sillabo va oltre questi condizionamenti e circostanze; nasce dentro questi stessi condizionamenti, ma è uno sguardo acutissimo portato alla posizione sostanziale dell'avversario, uno sguardo proteso al futuro, per comprendere gli esiti di quella posizione, conscio che se si mette alla base della cultura di una società un'idea sbagliata di uomo, presto o tardi la storia ne dimostrerà l'errore.

Con il Sillabo il Magistero prende coscienza dell'alternativa: certo, è presupposta un'altra concezione dell'uomo, della realtà, della vita sociale e politica, con cui non ci si può più identificare, da cui si deve prendere le distanze. Nella coscienza di questa differenza di concezioni, vi sono le condizioni per comprendere gli oltre cento anni che intercorrono tra il Sillabo e noi, durante i quali il Magistero sociale ha sempre cercato il dialogo con il suo tempo, dialogo doloroso e inquieto, ma che ha salvato certi valori non solo per i cristiani ma per tutti. Il Sillabò, dunque, rappresenta il punto di massima penetrazione, da parte della Chiesa, nella sostanza dell'avvenimento moderno (intendendo per avvenimento moderno il soggetto, il progetto moderno) e così stabilisce un'alternativa tra la Chiesa e la modernità, che nasce dalla coscienza della diversità.

La società moderna va verso il totalitarismo: in questa vicenda, che è graduale, ma che nel periodo che va dalla fine del secolo XIX fino a pochi anni fa ha caratterizzato il processo culturale e sociale nel suo complesso, la Chiesa cattolica ha resistito, intervenendo su tutti i problemi della vita personale e sociale, indicando un altro modo di affrontare la concezione dell'uomo e della famiglia, di affrontare l'educazione, di concepire lo Stato, e così via.

Si possono indicare tre grandi punti su cui la Chiesa ha fatto resistenza.

1. Anzitutto, la priorità della persona sulla società. La società non fa nascere la persona, è la persona che crea società, perché vive una nativa, irriducibile libertà, che è la libertà del Figlio di Dio, dell'uomo creato. È l'uomo che crea società facendo una famiglia, generando dei figli, aggregando le famiglie secondo certi interessi, stanziandosi su un certo territorio comune, ecc. La societas è il risultato dell'esercizio di alcuni diritti che appartengono alla persona perché figlia di Dio. La Chiesa ha sempre sostenuto la priorità ontologica e strutturale della persona sulla società, che è il fermento dal basso di forme, di istituzioni, di valori, di tradizioni, di cultura, di arte. Questa società si forma per gli uomini liberi, e attraverso la loro responsabilità: non c'è la società e dentro, incastrato come un bullone in un organismo meccanico, l'individuo.

2. Il secondo punto di resistenza è la priorità della società sullo Stato. La Chiesa ha sempre rifiutato la concezione per la quale io Stato è assoluto, e dunque si identifica con la società o è un soggetto etico, (come nel fascismo). Lo Stato non e etico, perché e uno strumento vivo fatto di uomini di persone, di col alcune esercitano il potere, non a vantaggio della loro ideologia o della loro concezione della vita e delle cose, ma a vantaggio del bene di tutti, dunque della libertà di toni, singoli e associati. Il concetto tomistico di bene comune, rilanciato da Leone XIII nella sua grandissima enciclica Rerum novarum (1891), significa che lo Stato è in funzione della coscienza personale, della libertà personale, non è assoluto, non è la fonte del diritto, ma è l'insieme delle condizioni che consentono l'esercizio dei diritti. I diritti sono tali in quanto completati da doveri. Il primo dovere è che il mio diritto non nega il diritto altrui.

3. Il terzo punto è la distinzione netta tra la sfera religiosa e quella politica. La prima appartiene alla libertà di coscienza: la vita religiosa, soprattutto quando è associata, ovvero quando è espressione di una realtà popolare, quando ha contatti con altre forze sociali e quindi ha un rilievo nella vita dello Stato, deve entrare in rapporto con lo Stato e in questo rapporto si devono accettare certi condizionamenti reciproci. La Chiesa è libera dallo Stato, come lo Stato è libero dalla Chiesa; la Chiesa non rappresenta una longa manus politica dello Stato, e non è un'agenzia di sacralizzazione del potere, come nella concezione protestante, luterana o calvinista, della vita sociale.

Il Sillabo, sebbene nato in un determinato momento della storia della Chiesa e all'interno di certi condizionamenti legati alla polemica che divideva i cattolici in certi paesi, ha un'incredibile ampiezza e profondità, penetra nella sostanza teorica della vicenda e individua le conseguenze pratiche della posizione moderna. Che si sarebbe arrivati all'annullamento della persona attraverso la limitazione del consenso, non l'hanno detto i sociologi di questo secolo, l'aveva già detto papa Pio VI. Che si abbia la possibilità di manipolazione della vita attraverso i mezzi del potere, che questi ultimi sarebbero stati mezzi della comunicazione sociale, è una consapevolezza che percorre tutto il Magistero sociale, ma che nel Sillabo diventa un punto di chiarezza. Senza chiarezza della differenza non c'è possibilità di dialogo; nella confusione, nell'approssimazione, nell'equivoco, è possibile la violenza, la violenza teorica che è più grave di quella pratica, perché questa ti viene fatta di fronte e ti puoi difendere, quella teorica ti circuisce e te ne trovi avviluppato, senza rendertene conto.

Bisogna restituire al Sillabo la sua importanza storica. Senza questo documento, che delineava il volto dell'interlocutore prendendo coscienza dei suoi propositi, progetti e del 'suo dinamismo di fondo, senza questa coscienza lucida delle differenze, non ci sarebbero state le resistenze della Chiesa per la libertà. Quando la Chiesa fa resistenza per la libertà, non lo fa solo per la propria, ma per quella di tutti, per difendere anche la libertà di coloro che, contingentemente, la violano, essendo al potere. Questa è la sostanza del Sillabo: esso pone le condizioni di un dialogo durissimo che ha consentito alla Chiesa di resistere su certe posizioni di fondo che sono oggi patrimonio non soltanto dei credenti, ma di tutti coloro che, recintando il totalitarismo che ha distrutto l'uomo, cercano e pensano alla loro possibilità di vita, di cultura e quindi di società.

 

Il Sillabo è diviso in nove settori

 

Il primo è sui fondamenti teorici della modernità: panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto. lì Papa riconduce a queste radici una teoria della modernità.

Il secondo contiene proposizioni più moderate, tipiche appunto del razionalismo moderato.

Nella terza parte, si evidenziano le conseguenze morali delle posizioni moderne. Non esiste il bene, perché non esiste la libertà, se non quella fissata dalla ragione, e dunque il solo bene è quello fissato dalla ragione. Questo significa che tutte le posizioni hanno lo stesso diritto.

Nella quarta parte, vi sono le conseguenze sul piano socio-politico della concezione moderna: infatti, se la ragione è tutto, la scienza e la tecnica possono fare tutto e la politica, pensata razionalmente, è tutto, lo Stato è tutto, la società è tutto. La società infatti si identifica con lo Stato e lo Stato è assoluto, cioè non deve rispondere a nessuno.

La quinta parte elenca gli "errori che riguardano la società civile, considerata in sé e nelle sue relazioni con la Chiesa": è la definizione di Stato da tenere presente ogni volta che si sfoglia il giornale o si ascolta la televisione!

Gli ultimi settori riguardano gli errori circa la morale naturale e cristiana, il matrimonio, il dominio temporale del Papa e il liberalismo.

 

Per approfondire:

Sillabo, ovvero sommario dei principali errori dell'età nostra, Cantagalli, Siena 1977.

Rino Cammilleri, Elogio del Sillabo, Leonardo, Milano 1994.

Roberto de Mattei, Pio IX. Con testo integrale del Sillabo, Piemme, Casale Mon.to (AL) 2000.

 

Tratto da: don Luigi Negri “Elogio del Sillabo”, in IL TIMONE n. 23 – gennaio/febbraio 2003.

 

a   Stefano Staiano

 

 

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