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massimario del pensiero conservatore la rivista
Manifesto delle identità e delle tradizioni
1.Patria intesa come Terra dei Padri.
2. Le origini valgono più dell’originalità.
3. Più dei tempi contano i luoghi.
4. Elogio delle benefiche disuguaglianze contro l’appiattimento egualitario.
5. Concretezza delle tradizioni anziché astrattezza delle utopie.
6. La realtà produce la norma.
7. Identità intese come ricchezza e non limite per la persona.
8. Orgoglio nazionale, regionale, civico e familiare.
9. La politica prima dell’economia. L’identità prima della politica.
10. Scetticismo, anziché stupidi entusiasmi.
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Comunismo: la terribile carneficina
Oltre 200.000.000 di vittime. Questo il tragico bilancio del Comunismo realizzato. L'ateismo marxista ha combattuto Dio e ucciso l'uomo. "Dai loro frutti li potrete
riconoscere" (Mt 7,20). La verità di questa massima evangelica, sempre
attuale, ci porta a formulare un giudizio di severa condanna del Comunismo. Basti ricordare, per fare un primo
esempio, la lotta guidata da Stalin ai contadini piccoli proprietari che
comportò nel 1929 e 1930 la deportazione-sterminio di 10 milioni di kulaki,
più di 5 milioni di subkulaki, cui seguirono 6 milioni di morti di fame nella
conseguente carestia 'artificiale' del 1931-32 (con molti casi di
cannibalismo). In questa lotta vennero dunque sacrificate complessivamente 21
milioni di persone. Per quanto concerne il numero delle
vittima provocate dal Comunismo cinese, disponiamo di informazioni meno
dettagliate, e di gran lunga meno documentate che per la Russia. Tuttavia, un
calcolo molto vicino alla realtà è possibile. Anzitutto, per il decennio che
va dal 1949 (anno della vittoria dei comunisti e della proclamazione della
repubblica popolare) al 1958 riportiamo ciò che scrive 1'ex ambasciatore
d'Italia a Mosca Luca Pietromarchi: "In Cina... il comunismo ha causato la
perdita, dal 1949 al 1958, di cinquanta milioni di vite umane... Inoltre 30
milioni di contadini furono inviati in campo di concentramento". Dopo di queste. negli anni del
"Grande balzo in avanti" (1958-1960) e subito successivi, si ebbero le perdite
più terrificanti, dovute alla carestia artificiale prodotta
dall'espropriazione dei contadini. Secondo il famoso sinologo Lazlo Ladany
(che fu per decenni redattore a Hong Kong del notiziario China News Analisys,
da cui attingevano materia prima praticamente tutti i giornali occidentali) i
morti di fame tra il '59 e il '62 sarebbero stati 50 milioni. Durante questi
stessi anni e in quelli successivi fino al 1966 (anno d'inizio della 'Grande
rivoluzione culturale'), si ebbe inoltre lo stillicidio sistematico delle
vittime dei 'campi di rieducazione attraverso il lavoro'. Secondo R.L. Walker ed altri
sinologhi, il numero dei deportati oscillava allora tra i 18 e i 20 milioni;
il che - volendo supporre, con ottimismo, una mortalità nei lager cinesi
analoga a quella sovietica, cioè del 7-8% annua - comporterebbe un milione e
mezzo circa di morti all'anno, dunque una dozzina di milioni per il periodo
1958-1965. L'unico studio sistematico a nostra
conoscenza, relativo all'intera prima fase che va dal 1949 al 1965, è quello
effettuato da Richard L. Walker per conto del Senato americano: studio che da
- ripartendole per categorie - da un minimo di 34.300.000 a un massimo di
63.784.000 vittime, a seconda delle fonti. Vi mancano, però, quasi del tutto,
i dati relativi alle vittime del 'Grande balzo in avanti'. Nel periodo successivo, cioè negli
anni dal 1966 (inizio rivoluzione culturale), al '76 (morte di Mao), si ebbero
appunto le vittime prodotte dalla rivoluzione culturale, che ammontano
certamente a diverse decine di milioni. In Cambogia, nel triennio 1975-1978,
la percentuale di vittime innocenti da parte del Comunismo raggiunse una
proporzione mai conosciuta prima nella storia dell'intera umanità. I capi
comunisti Khmer il giorno stesso della presa del potere hanno deportato oltre
metà della popolazione del loro sventurato Paese. Aggiungendosi la gente già
da essi deportata in precedenza nelle zone in loro possesso, si arriva a circa
1'80% della popolazione: in tal modo praticamente tutta la Cambogia venne
trasformata in un enorme lager. Complessivamente le vittime furono,
in circa tre anni, vicine ai 3 milioni, su 7 milioni di abitanti che
annoverava il Paese al momento della vittoria comunista (nell'aprile 1975):
furono dunque superiori a un terzo dell'intera popolazione. L'obiettivo al
riguardo dei capi-ideologi Khmer era contenuto in una terrificante circolare
da loro distribuita alle autorità provinciali già nel febbraio del '76, che
venne portata in Thailandia da un capo Khmer profugo: "Per costruire la
Cambogia nuova un milione di uomini è sufficiente". Nel frattempo tutti i
compiti di qualche importanza nella società venivano, per quanto possibile,
affidati a bambini e ragazzi 'non contaminati dal capitalismo' a motivo della
loro età. Negli altri paesi in cui i comunisti
hanno preso il potere si ebbero (secondo il recente calcolo minimale di S.
Courtois, ll libro nero del comunismo): in Corea del Nord 2 milioni
di vittime, in Vietnam 1 milione, nell'Europa dell'Est 1 milione, in Africa
1.700.000, in Afganistan 1.500.000. Ma finche non emergeranno notizie che
possano fondatamente modificare la terribile contabilità dei massacri, si deve
rimanere fermi sul totale di 215-220 milioni di vittime circa. Le ragioni. II recente Libro nero del
Comunismo non riesce a individuare la causa principale degli eccidi:
l'impossibilità di cambiare, usando i mezzi materialistici indicati dal
marxismo, la natura e la coscienza dell'uomo. In pratica, fanaticamente
determinati com'erano a eliminare il male dal mondo, i comunisti non hanno
potuto fare altro che eliminare l'uomo dal mondo, e l'hanno fatto, come s'è
detto, su una scala mai vista prima nella storia. Oggi tanti loro eredi
pensano appunto, confusamente, che quegli orribili massacri, se non
giustificati, siano stati però nobilitati dalle buone intenzioni iniziali. Va detto che queste stragi non
avevano affatto lo scopo di conservare il potere ai comunisti (non sarebbero
state necessarie): quelle stragi facevano parte - in parallelo con I'incremento
della produzione materiale - del meccanismo che secondo Marx e Lenin avrebbe
dovuta produrre una "società di uomini nuovi". Tale meccanismo presupponeva
tra 1'altro la "violenza come levatrice della società nuova". Si voleva, in pratica, far cambiare a
ogni uomo la sua coscienza e la sua natura. Senza tenere nel minimo conto i
reali risultati, che consistevano soltanto in montagne e montagne di cadaveri,
i comunisti hanno insistito su questa strada perchè il fermarsi avrebbe
comportato la rinuncia all'utopica società nuova - libera dai mali di tutte le
società precedenti - per costruire la quale essi avevano ormai fatto un così
sterminato numero di morti. Considerando che, a causa del comunismo, nella nostra epoca abbiamo avuto una straordinaria conferma della fondatezza della visione di S. Agostino, per il quale la storia consiste in un alternarsi continuo delle due "città": la "città terrena" (cioè la società degli uomini che, anche quando partono da propositi encomiabili, poichè escludono Dio dalla loro vita, finiscono inevitabilmente col seguire il "principe di questo mondo", ossia il demonio, il quale come sappiamo è "omicida", "padre di menzogna" e "scimmia di Dio") e la "città celeste" (cioè la società di coloro che nel costruire la vita in comune si rifanno in qualche modo agli insegnamenti di Dio), non ci resta che ribadire una convinzione ormai considerata fuori moda, anche in certo mondo cattolico: il vero bene dell'uomo e delle società, già a partire dalla vita in questa terra, è possibile soltanto a condizione di rispettare la legge di Dio. Altrimenti è il trionfo del demonio. Una terza via non è data. di Eugenio Corti, in Il Timone - n. 4 Novembre/Dicembre 1999 Ricorda "Il comunismo è intrinsecamente
perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da
parte di chiunque voglia salvare la civiltà cristiana" "[...] Sono queste le ragioni che Ci
obbligano, come hanno obbligato i Nostri Predecessori e con essi quanti hanno
a cuore i valori religiosi, a condannare i sistemi ideologici negatori di Dio
e oppressori della Chiesa, sistemi spesso identificati in regimi economici,
sociali e politici, e tra questi specialmente il comunismo ateo" Bibliografia Eugenio Corti, L'esperimento
comunista, Edizioni Ares, Milano 1991. Eugenio Corti, il più amato scrittore vivente di ispirazione cattolica, secondo un recente referendum del quotidiano Avvenire, è nato e vive in Brianza. Oltre le opere che sono citate nel box "bibliografia", segnaliamo: I più non ritornano. Diario della ritirata di Russia (Mursia); Gli ultimi soldati del re (Ares); Il fumo nel tempio (Ares); La terra dell'india (Ares). Corti è scrittore cattolico, capace di leggere la vita, i fatti quotidiani e la grande storia con le categorie culturali che nascono dalla fede. In questo è autentico maestro. Da questo numero, inizia la sua collaborazione a "il Timo". |
Gli autori
MASSIMARIO DEL PENSIERO CONSERVATORE
IDEOLOGIA:NEGAZIONE DI OGNI IDENTITA’
Manifesto delle identità e delle tradizioni
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